BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI AL MASCHIO ANGIOINO

BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI AL MASCHIO ANGIOINO

 

Una girandola di battute. Sulla scena della rassegna Ridere 2019 al Maschio Angioino, organizzata dal Teatro Totò con la direzione artistica diGaetano Liguori, ha riscosso un buon successo lo spettacolo “Brutti , sporchi e cattivi” che ha visto alternarsi ai microfoni un nutrito gruppo di cabarettisti come Nando Varriale,  Marco Cristi ed Edoardo Guadagno, affiancati dall’incantevole Cinzia Caserta (artista prediletta dalle reti televisive come ospite degli spettacoli di capodanno di Rai Uno, Tappeto volante, Piedigrotta napoletana) che ha soggiogato il pubblico con la sua bellissima voce. In un tourbillon di entrate e uscite durato due tempi, i tre monologhisti hanno evidenziato la riuscita della scelta di Gaetano Liguori di inserirli nel Totò Comic Show a cui hanno dato risalto con le loro differenti personalità: a Edoardo Guadagno l’onore e l’onere di aprire la serata, nel ruolo di “scaldatore” , figura che in gergo cerca di galvanizzare il pubblico, motivandolo ad applaudire gli artisti e a “sciogliere il ghiaccio” dell’esordio.

E’, infatti, la prima volta che questa formazione di comici si propone al pubblico, testando il gradimento  di una diversa forma di intrattenimento che non ha un filo conduttore comune ma che lascia spazio a tutti i componenti del trio, dando loro la possibilità di emergere con la propria cifra artistica, senza condizionamenti:Guadagno si esibisce nelle vesti di  “Anonimo”, negletto autore dei bigliettini inseriti in famosi cioccolatini su cui verga improbabili frasi d’amore, rinnovando la verve che l’ha visto riscuotere numerosi consensi a “Made in Sud”. Tocca poi a Nando Varriale, comico garbato e fine osservatore della realtà, presentarsi sul palco nel ruolo veritiero di figlio, marito e padre, raccontando i guai passati in ognuna di queste relazioni familiari: evidente nei testi, la presa sulla sua condizione personale  – esasperata al punto giusto – in cui anche lo spettatore può ritrovare elementi condivisi e condivisibili di queste oggettive situazioni. Risate ed applausi a scena aperta accompagnano molte divertenti battute che, attraverso il tocco gentile dell’umorismo, sferzano le assurdità della vita contemporanea: piena adesione, quindi, al motto “Castigat ridendo mores”, parola d’ordine dei teatranti più sanguigni e penetranti che non hanno bisogno di strappare la risata facile di cui poi a casa ci si può vergognare ma che preferiscono “mettere a fuoco” la realtà, lasciando allo spettatore qualcosa su cui riflettere, un dono che li arricchisca.

Paradossi, nonsense e paragoni calzanti punteggiano i monologhi che lui stesso scrive per sé e per altri artisti, incurante di inseguire roboanti affermazioni su palcoscenici itineranti, felice di raccontare la sua visione del mondo in ambiti che gli sono più congeniali e che non soffocano la sua dimensione privata e la libertà espressiva con il giogo della ripetitività di mesi di repliche, a cui la quasi totalità dei colleghi si assoggetta.

Infine, dopo vari e apprezzatissimi intermezzi musicali di Cinzia Caserta (che sigla anche il gran finale della serata), entra in scena Marco Cristi, uno dei cabarettisti piu’ conosciuti dal pubblico popolare napoletano, che punta l’obiettivo sul ‘sesso’ e sulla diversità dei comportamenti maschili e femminili prima, durante e dopo gli amplessi: senza mezzi termini o giri di parole, Cristi punta il dito sul rapporto sessuale e su quanto vi inerisce, profilattici compresi. Interagisce spesso con la platea, finendo con l’attirare sul palcoscenico – in modo apparentemente estemporaneo – Peppe, un attempato signore qualificatosi come “fidanzato” della signorina che gli siede accanto. Una trovata molto in voga nel teatro moderno che vede spesso l’ignaro spettatore essere preso di mira e coinvolto  nella dimensione teatrale: Peppe, comunque, regge la scena con consumata abilità in uno sketch piuttosto provocatorio in cui non vengono lesinati guizzi goliardici e sottintesi fin troppo espliciti, al punto da far sospettare che anche in lui si celi un cabarettista nato e che riesce con bravura a sostenere il  ruolo di “spalla” dell’istrionico Cristi, in un susseguirsi di risate e battimani.

 LAURA   CAICO