Human Faces – Art of Life, il volto umano secondo Sergio Goglia
di Ezio Micillo
Ieri al Maschio Angioino il vernissage della mostra del fotografo Sergio Goglia. Una galleria di ritratti in cui la fotografia cerca qualcosa che va oltre la semplice rappresentazione: armonia, luce e quella misteriosa voce dell’anima che ogni persona porta con sé.
Sergio Goglia è un fotografo napoletano che ha dedicato la propria ricerca al ritratto e alla rappresentazione dell’identità umana. Attraverso uno stile attento alla luce, all’armonia della composizione e alla naturalezza delle espressioni, indaga la persona oltre la semplice apparenza, cercando di restituirne emozioni, carattere e storia.
Il suo percorso artistico si sviluppa intorno all’incontro con l’altro, ogni scatto nasce dall’ascolto, dalla relazione e dalla capacità di cogliere quell’istante in cui il soggetto si mostra con maggiore autenticità. I suoi progetti fotografici dedicati ai volti, alle individualità e alle diverse forme dell’esperienza umana raccontano la persona, la sua spiritualità.
Con la mostra ”Human Faces – Art of Life’‘, ospitata al Maschio Angioino, Goglia presenta un progetto in cui fotografia e sensibilità si intrecciano, trasformando il ritratto in uno spazio di dialogo tra immagine ed emozione. Il suo lavoro si distingue per l’attenzione alla luce, alla singolarità dei soggetti e alla ricerca di quella che definisce la ”voce dell’anima”.
E’ da questo punto che inizia il suo racconto, e già nel titolo è racchiusa una dichiarazione d’intenti: Human Faces, ma soprattutto Art of Life. perché dietro ogni immagine c’è una storia, e la vita lascia inevitabilmente tracce sulle persone, nelle espressioni, nei gesti, nella postura, nella luce che le accarezza.
Sergio Goglia sembra partire proprio da qui, trasformando il ritratto in un esercizio di osservazione e sensibilità.
Tre sono gli elementi che sembrano guidare questo percorso: armonia, luce e voce dell’anima.
La luce, prima di tutto. Non soltanto quella necessaria a illuminare il soggetto, ma quella capace di costruire un’atmosfera, modellare i lineamenti, suggerire una presenza. Una luce che non invade, ma accompagna.
Poi l’armonia, intesa come equilibrio tra persona, spazio e composizione. Nulla sembra essere affidato soltanto alla casualità: ogni elemento contribuisce a creare una relazione tra ciò che l’obiettivo cattura e ciò che, invece, rimane volutamente sospeso.
E infine la voce dell’anima. Questa è forse la componente più difficile da fotografare perchè non ha una forma precisa e non risponde a una tecnica codificata. Eppure può emergere in un’espressione appena accennata, in un sorriso, nella naturalezza di un momento in cui la posa lascia spazio alla persona.
È allora che la fotografia supera la semplice estetica e diventa racconto.
In questo progetto la bellezza non sembra essere ricercata secondo canoni rigidi. È piuttosto nella singolarità, nella differenza, nella capacità di ogni soggetto di comunicare qualcosa di sé senza necessariamente pronunciare una parola.
Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Goglia: lasciare che sia l’osservatore a completare la storia.
Davanti a un’immagine nasce spontanea una domanda: chi c’è davvero oltre ciò che sto vedendo?
La risposta non è necessariamente immediata. E forse non deve esserlo.
In questi ritratti traspare l’identità territoriale, una Napoli che racconta molto attraverso le persone. Nei vicoli, nelle piazze, nei quartieri, l’umanità è parte integrante del paesaggio. È fatta di caratteri, gesti, contrasti, ironia e sensibilità. Una ricchezza che trova nella fotografia uno strumento naturale per essere fermata e restituita.
Sergio Goglia sembra voler catturare proprio questa dimensione, non una bellezza perfetta, ma una bellezza autentica, capace di convivere con le imperfezioni e con le storie individuali.
C’è, in questo incontro tra luogo e immagini, qualcosa di particolarmente suggestivo.
Ma alla fine, ciò che rimane è una sensazione precisa, quella di aver incontrato persone, non semplicemente immagini.
E forse è questo il senso più autentico di Human Faces – Art of Life.
Ricordarci che la fotografia, quando riesce a cogliere qualcosa di profondo, non congela la vita.
La lascia parlare.
















