I PENSIERI LONTANI DI LINA SASTRI

I “PENSIERI LONTANI” DI LINA
Di Laura Caico

Sulla scia dell’amarcord. Lo spettacolo “Eduardo Mio – Maestro di Vita e di Palcoscenico” ideato e diretto da Pasqualina Sastri – in arte Lina Sastri – è andato in scena con gran successo al teatro Augusteo di Napoli appartenente alla famiglia Caccavale: parole, musica e poesia hanno intrecciato i fili di una conversazione interiore che Lina Sastri svolge dal palcoscenico con tono colloquiale raccontando il “suo Eduardo” di cui svela retroscena inediti attraverso i suoi ricordi personali, accompagnata dalla musica che lui molto amava, eseguita – con gli Arrangiamenti di Maurizio Pica – dall’ Ensemble formato da Filippo D’Allio alla Chitarra e mandolino, da Luigi Sigillo al Contrabbasso, da Ciro Cascino al Pianoforte, da Gianluca Mirra alle Percussioni e da Giacomo Mirra al Violino.
Avvolta in un romantico abito bianco della Sartoria Tramontano, Lina affascina e cattura l’uditorio con il suo sguardo rivolto al passato, immersa in pensieri lontani: la sua aria trasognata mentre legge lettere, poesie e qualche citazione di De Filippo è pari a quella di colei che, frugando nel baule dei ricordi, trova un album da sfogliare e si sofferma sulle sensazioni che le immagini fanno scaturire. Flash back del suo rapporto con il mitico Eduardo De filippo ce la fanno rivedere sin dagli esordi – giovanissima comparsa – nella parte di una cameriera con una piccola battuta nel primo lavoro ottenuto nella compagnia teatrale del Maestro, fino alla sua scomparsa e ancora più oltre nei rapporti con il figlio Luca con cui ha potuto interpretare il ruolo di Filumena Marturano, banco di prova delle più grandi attrici partenopee e non solo. Viene così a delinearsi un affresco di quegli anni in cui giovane e – a suo stesso dire – sfrontata si affacciava nel mondo dello spettacolo per dichiarare la propria presenza e cercare con tutte le sue forze di emergere e di affermarsi. Sola al centro della scena ideata da Alessandro Kokocinski, Lina racconta sè stessa, episodi della sua vita e confronti con Eduardo, inframmezzati da brani musicali suscitati dall’onda della memoria e interpretati con voce rauca, venata di nostalgia: una formula inedita, più recitata che cantata, che crea un incantesimo tra il palcoscenico e la platea attraverso le emozioni che Lina sa trasmettere al suo pubblico.
Nella seconda parte dello spettacolo la cantante prende il sopravvento sull’attrice e vengono eseguiti i pezzi più noti del repertorio colto e popolare partenopeo come ‘O surdato ‘nnammurato, Reginella, e una straordinaria “Tammurriata nera” che fa avvertire potentemente le vibrazioni di palpabile carnalità delle viscere di una città come Napoli che, in questo canto popolare, esprime la tempra delle passioni, la filosofia del “Tirare a campare” e la forza tutta partenopea di saper accettare quello che succede perché non ci si può opporre al destino o agli avvenimenti decisi da altri.
Nell’atmosfera di una Napoli postbellica con i soldati americani arrivati a “salvarla” dai nazisti e tutta una moltitudine di marocchini e stranieri che la affollava, Lina riesce a costruire un coro di voci e di presenze, alterando il tono delle sue corde vocali per imprimere suggestione alla storia con inflessioni, cadenze e cambi di registro di voce che scatenano applausi a scena aperta: un trionfo per questa star della scena napoletana e per uno spettacolo che purtroppo dura solo due giorni ma che speriamo di rivedere presto e più a lun