Il mio amore per la Natura.

Ma oggi, guardando indietro, provo un dolore profondo nel constatare quanto sia cambiato il volto di quel territorio a me tanto caro. La mano dell’uomo ha cancellato molto di quello splendore, sostituendo il verde con il grigio del cemento. Entrare in quelle strade un tempo rigogliose ora significa imbattersi in un paesaggio duro, spoglio, asfissiante. La natura è stata soffocata, schiacciata da costruzioni sovrabbondanti e piazze desolate, luoghi che sembrano aver perso la loro anima. È una sofferenza che si riflette anche nella mia amata Napoli, città dal cuore pulsante e dall’anima vibrante, ma che sta subendo una trasformazione che a mio avviso la impoverisce anziché arricchirla. Alberi recisi o lasciati bruciare al sole. Dove vi erano alberi c’è una pavimentazione stradale rovente.
Prendiamo, per esempio, la mitica Piazza del Municipio. Una volta quella piazza era un’oasi di verde, coronata da una bellissima fontana che disegnava intorno a sé un angolo di fresco respiro urbano. Il verde degli alberi non solo abbelliva lo spazio, ma offriva ristoro ai passanti, protezione dal sole cocente e soprattutto ossigeno prezioso per tutti. Oggi, purtroppo, la piazza è mutata in un luogo freddo, spoglio, una distesa di pietra e calore infuocato che pesa sulla pelle e sul cuore. Vederla così è come assistere a un lento tradimento della memoria e della bellezza.
Non posso fare a meno di sentirmi indignato di fronte a ciò che considero un vero e proprio delitto alla salute pubblica e all’ambiente. Distruggere il verde, privare le persone di spazi naturali dove poter respirare e rigenerarsi, significa mettere a repentaglio non solo il nostro benessere fisico, ma anche quello emotivo e culturale. Credo fermamente che chiunque abbia responsabilità in queste scelte – politici, urbanisti, imprenditori – debba essere chiamato a risponderne in modo severo. Non basta più la semplice critica o il disappunto: andrebbero privati dei loro privilegi e considerati colpevoli di danni irreparabili, condannati senza alcuna pietà per il male causato.
La natura non è un lusso né un orpello estetico, ma un diritto fondamentale, una risorsa insostituibile di vita e di equilibrio. Amare la campagna, gli alberi, gli animali significa difendere un patrimonio che ci appartiene tutti e che deve essere tutelato con ogni mezzo. Dobbiamo ricordare che dietro a ogni albero abbattuto c’è una perdita che non si recupera, dietro a ogni prato cementificato c’è una ferita aperta nel cuore della terra e delle persone. Per questo motivo il mio amore per la natura è anche un impegno, una chiamata a vigilare, a denunciare e a lottare perché quei luoghi di bellezza e serenità tornino a esistere, non solo nei miei ricordi, ma nel presente e nel futuro di tutti noi.
Solo così potremo sperare di restituire dignità e salute a un territorio che oggi sembra dimenticato, ma che conserva ancora, sotto la coltre di cemento, una linfa vitale che aspetta di risorgere. La natura è vita, è respiro, è speranza: difenderla è il nostro dovere più grande.
Gennaro D’Aria










