OLTRE 100 EVENTI GRATUITI E MIGLIAIA DI SPETTATORI: SI CONCLUDE “COM.UNITÀ DELL’ARTE DIFFUSA”,

SI CONCLUDE “COM.UNITÀ DELL’ARTE DIFFUSA”,
IL PROGETTO GUIDATO DALL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI CARRARA,
CHE HA PORTATO L’ARTE FUORI DAI MUSEI
Presentato nel corso della conferenza stampa conclusiva il bilancio dell’iniziativa
finanziata dal PNRR, che ha messo in rete università, istituzioni, territori e comunità
di tutta Italia attraverso mostre, performance e installazioni artistiche
Milano, 16 luglio 2026 – Chiude il sipario su “COM.unità dell’Arte Diffusa” (sintetizzato
con C.O.M., acronimo di City Open Museum), il progetto nazionale di arte
diffusa (transmediale, multimodale, interattiva) guidato dall’Accademia di Belle Arti di
Carrara che, finanziato nell’ambito del PNRR, da giugno 2025 a giugno 2026, ha coinvolto
numerose istituzioni accademiche e svariati luoghi da nord a sud della penisola italiana, in un
unico spazio creativo condiviso. Un’iniziativa in cui ogni realtà partecipante ha contribuito con
competenze multidisciplinari, spaziando dal design e le arti applicate alla tecnologia, dal teatro
alla danza, dal cinema alla musica alle arti performative.
I risultati ottenuti sono significativi: C.O.M. ha coinvolto 18 istituzioni accademiche
italiane, realizzato oltre 100 eventi gratuiti, in 25 città, con l’intervento di 300
personalità italiane e internazionali del mondo artistico, (per citarne alcuni: William
Kentridge, Francesco Bonami, Giovanna Castiglioni, Paolo Deganello, Aron Demetz, Flavio
Favelli, Giovanni Lindo Ferretti, La Fura dels Baus, Pietro Gaglianò, Paolo Grassino, Marzia
Migliora, W. J. T. Mitchell, Davide Rivalta, Pietro Ruffo, Nicola Samorí, Gian Maria Tosatti,
Guido Accampa, Massimo Bartolini e molti altri), raggiungendo un totale di oltre 50.000
partecipanti complessivi, tra pubblico, studenti, artisti e comunità. Dalle mostre alla
rigenerazione urbana, tutti gli eventi in programma hanno proposto un dialogo tra diverse
discipline e linguaggi artistici intrecciando teatro, danza, arti visive, performance e pratiche di
partecipazione culturale. Il progetto ha attraversato epoche e forme espressive differenti, dalla
ricerca artistica contemporanea al design alla memoria storica, fino alle pratiche di arte
pubblica, valorizzando il confronto tra patrimonio, innovazione e comunità.
Tra gli appuntamenti più rappresentativi “Poetiche dell’oggetto” (curata da Angelo Capasso
in collaborazione con Fabiola Manfredi), che, tra dicembre e marzo, negli spazi del Museo
CARMI di Carrara ha proposto e condiviso un focus sulla scultura attraverso il lavoro
di sei protagonisti della scena contemporanea italiana: Aron Demetz, Flavio Favelli, Paolo
Grassino, Nicola Samorì, Davide Rivalta, Pietro Ruffo. Un’occasione per riflettere attraverso le
opere esposte, sul “fare” ancora scultura al giorno d’oggi secondo i punti di vista degli artisti in
mostra.
A questa si sono affiancate e seguite due importanti iniziative, che hanno riscosso molto
interesse e successo di pubblico, per celebrare il centenario dalla nascita di due protagonisti
della scena culturale italiana degli ultimi decenni del secolo scorso ancora eccezionalmente
attuali come Fabio Mauri e Flavio Costantini. Flavio Costantini, noto per la sua capacità di
indagare i rapporti tra immagine, memoria e identità, trasformando temi complessi in
composizioni articolate e dense di significato, scoperto e sollecitato da un altro grande
illustratore come Lele Luzzati, ha poi assunto un ruolo di primo piano nello scenario italiano
dell’illustrazione. In mostra 25 tavole a tempera che hanno narrato la storia dei personaggi
dell’anarchia europea dei primi del Novecento accompagnati da un testo di Leonardo
Sciascia. “Fabio Mauri. Arte e ideologia” ha invece approfondito il lavoro del
grande artista, concentrandosi sul tema che ha attraversato trasversalmente tutta la sua
opera, ovvero l’ideologia e i riflessi tragici sulla storia del secolo scorso. Una grande mostra
nello scenario di Palazzo Del Medico a Carrara, un ambiente barocco délabré che ha esaltato
l’opera concettuale di un Maestro assoluto.
Si è poi tenuto EXTRABOLD, il festival di sperimentazione visiva dove artisti e collettivi di
rilievo internazionale nella scena dei live media hanno animato serate di performance
audiovisive, insieme agli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e del Conservatorio di
La Spezia. Un dialogo intergenerazionale tra ricerca artistica, formazione e innovazione
tecnologica che ha coinvolto artisti come Alva Noto (artista e compositore tedesco tra i sound
artist più noti al mondo), SPIME.IM (progetto artistico che realizza opere transmediali
esplorando le estetiche e i linguaggi nati dall’affermazione della realtà digitale), Lorem
(progetto audiovisivo curato da Francesco D’Abbraccio, esperto di arti visive, che rispecchia
una pluralità di forme mediali per una fruizione dei neural networks) e fuse* (progetto
artistico che si pone l’obiettivo di creare nuovi linguaggi comunicativi attraverso la
sperimentazione nel campo delle tecnologie digitali e la fusione di quest’ultime con differenti
mezzi di espressione artistica).
Se invece “Dietro il paesaggio” è stata un’indagine visiva sul territorio Apuano che ha
restituito una riflessione sul rapporto tra immagine, memoria e spazio urbano in un gioco di
rimandi tra visione e realtà con proiezioni e oltre 50 stampe in bianco e nero, “Cover-ED.
Santini, Coppola, Fleckhaus. Il Corso di Design all’Accademia di Belle Arti di Carrara,
1975-76” ha riportato alla luce una significativa esperienza della cultura del progetto e della
grafica editoriale italiana, valorizzando il ruolo formativo dell’Accademia di Carrara e l’eredità
lasciata da figure fondamentali del design. Mentre “Arte – rivolte e utopie per un mondo
migliore” (mostra curata da Valerio Dehò) ha approfondito attraverso 60 opere pittoriche il
rapporto tra l’arte e l’anarchia non solo legata a una forma ideologica, quanto piuttosto ad una
ricerca artistica che è libertà di comunicare e di denunciare i problemi e le diseguaglianze della
società.
C.O.M., inoltre, è stata l’occasione per inaugurare (lo scorso 27 giugno in via E. Chiesa 1, a
Carrara) GYPSOTHECA – 15 gioielli dall’Accademia di Belle Arti di Carrara, mostra che
vede protagonista la sua ricca collezione di gessi con i capolavori di Canova, Thorvaldsen,
Bartolini e dei grandi maestri carraresi dell’Ottocento. Si tratta di un progetto pilota di
musealizzazione phygital che integra visita fisica e strumenti digitali per rendere più
accessibile questa storica collezione dell’Accademia. L’allestimento dello spazio fisico è stato
curato da Francesca Montinaro, il restauro e la movimentazione delle sculture da Miriam Ricci e
Carlo Sassetti, la digitalizzazione da Elmar Giacummo.
Infine, l’evento conclusivo del progetto COM, la performance “Codice Umano” della
compagnia catalana La Fura dels Baus, ha coinvolto attivamente studentesse e
studenti dell’Accademia di Belle Arti di Carrara in un percorso formativo di alto livello al
fianco di una delle più prestigiose compagnie teatrali internazionali. Dalla fase laboratoriale alla
performance finale, le allieve e gli allievi hanno partecipato al processo creativo, diventando
parte integrante dello spettacolo e confrontandosi con le tematiche dell’intelligenza artificiale,
del rapporto tra uomo e tecnologia e del valore dell’esperienza e della sensibilità umana.
Un’esperienza immersiva che ha unito formazione, ricerca artistica e innovazione, nel segno
della poetica visionaria de La Fura dels Baus, da oltre quarant’anni protagonista del teatro
contemporaneo internazionale.
Da spazio marginale a luogo di comunità: C.O.M. porta l’arte nel quartiere Nuova
Caina
Parallelamente alle attività espositive, C.O.M. ha promosso anche esperienze che nascono
direttamente nei quartieri e nelle comunità locali. Tra queste si distingue la collaborazione che
l’Accademia sta portando avanti nel quartiere Caina, situato nella zona nord-est di Carrara, con
ERP (Ente gestore della Residenzialità Pubblica di Massa Carrara) l’associazione Spazio
Alber1ca e il Laboratorio Nuova Caina in un progetto di rigenerazione urbana e sociale
attraverso l’arte. L’iniziativa prevede la realizzazione di un’installazione site-specific ad opera
del duo artistico Bianco-Valente (formato da Giovanna Bianco e Pino Valente, tra i
protagonisti più autorevoli della scena artistica contemporanea italiana) che nasce da un
percorso partecipativo in cui sono stati coinvolti gli abitanti del quartiere, e verrà inaugurata
sabato 8 agosto presso le case popolari di Caina alle ore 18:30.
L’obiettivo è stato quello di tradurre in forma artistica il processo di trasformazione sociale
avviato in un quartiere storicamente percepito come marginale. Negli ultimi due anni questo
complesso residenziale pubblico è infatti diventato un luogo di incontro, produzione culturale e
partecipazione. Attraverso mostre, laboratori, incontri pubblici e la creazione di una biblioteca
di quartiere con oltre mille volumi, il progetto ha contribuito a rafforzare le relazioni sociali
e il senso di comunità. In questo contesto, l’intervento di Bianco-Valente si è sviluppato da
un processo di confronto con la comunità locale, che ha visto anche il coinvolgimento
degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Carrara. La ricerca del duo artistico, da oltre
trent’anni impegnato nell’indagine delle relazioni tra individui, luoghi e memoria collettiva, si è
così tradotta in un’esperienza concreta di arte pubblica e cittadinanza attiva.
L’eredità lasciata dal progetto
A conclusione del progetto, COM.unità dell’Arte Diffusa lascia in eredità una rete di
collaborazione tra università, istituzioni, enti culturali e territori che continuerà a rappresentare
una base per progetti culturali futuri. L’iniziativa ha infatti sperimentato nuovi modelli di
produzione artistica, formazione e partecipazione pubblica, contribuendo a rafforzare il
dialogo tra ricerca, comunità e patrimonio culturale.
“C.O.M. rappresenta la dimostrazione concreta di come un’istituzione dell’Alta Formazione
Artistica possa assumere un ruolo strategico nello sviluppo culturale del territorio e nella
costruzione di reti nazionali e internazionali – commenta Cinzia Monteverdi, Presidente
Accademia di Belle Arti di Carrara – Come Accademia abbiamo il dovere di promuovere
progettualità capaci di creare opportunità, mettere in relazione competenze e generare valore
pubblico. I risultati raggiunti confermano che investire nella cultura significa investire nella
crescita delle comunità”.
“Il bilancio del progetto COM è stato estremamente positivo, sia per la straordinaria
partecipazione del pubblico sia per la risonanza ottenuta sui media. Questo risultato conferma
la capacità dell’Accademia di Belle Arti di Carrara di affermarsi come un autentico laboratorio di
produzione culturale, in cui didattica, ricerca e progettualità si intrecciano generando valore
per il territorio e per il panorama artistico contemporaneo – sottolinea Marco Baudinelli,
Direttore Accademia di Belle Arti di Carrara – Il contributo corale delle Scuole e dei diversi
settori dell’Accademia, espresso attraverso competenza, dedizione e visione condivisa, ha reso
possibile la realizzazione di un evento di respiro internazionale, capace di valorizzare anche
spazi inediti o raramente destinati alla cultura. Un percorso che interpreta pienamente il
significato più profondo di COM: promuovere un’arte che nasce dalla comunità, dialoga con
essa e contribuisce a costruirne il futuro”.
“COM ha dimostrato che oggi è possibile immaginare un museo senza confini, costruito
attraverso relazioni, progettualità condivise e una pluralità di linguaggi – spiega Angelo
Capasso, Direttore Artistico del progetto – I risultati raggiunti confermano la validità di un
modello che non si esaurisce nell’evento, ma propone un nuovo modo di intendere la presenza
dell’arte nello spazio pubblico e nella società contemporanea. È un’esperienza destinata a
lasciare un’eredità e ad aprire nuove prospettive di collaborazione tra istituzioni culturali,
proprio per giungere al principio fondante di un’arte di COM.unità”.
“È stato un grande esercizio di ascolto, progettazione e composizione: raccogliere progetti
diversi, accompagnarli verso una forma comune e restituirli alla città è stato il cuore di questo
lavoro – racconta Fabiola Manfredi responsabile coordinamento progettuale di COM –
“Coordinare questo percorso ha significato creare connessioni tra artisti, studenti, docenti e
istituzioni, costruendo una comunità temporanea dell’arte capace di trovare nello spazio
pubblico il proprio luogo di espressione. Ogni mostra, ogni installazione e ogni attività ha
rappresentato un tassello di un disegno più ampio, dove la complessità non è stata un ostacolo
ma la vera ricchezza del progetto. Il successo di C.O.M. nasce proprio dalla capacità di far
dialogare tante identità diverse dentro un’unica esperienza collettiva”.
Info:






