Pae White, C≈K¥◊CHΔRMS‡, 2014, 70 neon, trasformatori, cavo elettrico, Installazione site specific Ph. credits: Roberto Marossi, Courtesy: Pae White Studio, Los Angeles, kaufmann repetto, Milano / New York 

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Pae White<L3U~.>C≈K¥◊CHΔRMS‡, 2014, 70 neon, trasformatori, cavo elettrico, Installazione site specific

Ph. credits: Roberto Marossi, Courtesy: Pae White Studio, Los Angeles, kaufmann repetto, Milano / New York

 

5779

 

a cura di Nicola Trezzi

 

11 settembre 2018 – 1 ottobre 2019

 

SEDE

BUILDINGBOX

Via Monte di Pietà 23, Milano

Visibile 24/7

9/12

5 maggio – 2 giugno, 2019 

Pae White

<L3U~.>C≈K¥◊CHΔRMS‡, 2014

 

70 neon, trasformatori, cavo elettrico

Installazione site specific

Pae White appartiene a una generazione di artisti affascinata dal linguaggio del disegno industriale e dei mestieri. Attraverso una profonda comprensione delle nozioni di collaborazione e di lavorazione per conto terzi, tali artisti hanno basato la loro pratica sulla ridefinizione, ricontestualizzazione e capovolgimento di questi temi, attraverso la creazione di opere d’arte dal carattere ibrido: lavori che sono al tempo stesso opere d’arte, pezzi di disegno industriale e oggetti funzionali.

 

L’opera presentata per BUILDINGBOX<L3U~.>C≈K¥◊CHΔRMS‡, è un’installazione composta di 540 neon, frammento di un progetto iniziale che prevedeva più di 2.000 tubi al neon. Il progetto è stato sottoposto a un processo di riconfigurazione randomizzata che ne prevede l’adattamento e conseguente trasformazione in base allo spazio deputato ad ospitarlo; tale strategia è stata adottata anche per lo spazio di BUILDINGBOX.

 

Concepita come una sorta di terapia della luce per compensare i disordini affettivi stagionali, <L3U~.>C≈K¥◊CHΔRMS‡ si riferisce, formalmente, ai motivi ornamentali di un mitico tappeto magico. Tinta dalle differenti gradazioni del bianco che simulano gli effetti della luce solare, l’installazione di neon crea una gioiosa “camera luminosa” che, nel caso di BUILDINGBOX, i visitatori e i passanti avranno la possibilità di esperire non solo durante il giorno ma anche durante il tramonto, la notte e l’alba.

<L3U~.>C≈K¥◊CHΔRMS‡ di Pae White costituisce il nono capitolo di “5779”, il progetto espositivo che inaugura la prima stagione di BUILDINGBOX, uno spazio indipendente facente parte di BUILDING ma caratterizzato da un programma unico e autonomo. Il progetto, a cura di Nicola Trezzi, ha aperto nella settimana di Rosh HaShana, il capodanno dell’anno 5779, come dice il titolo stesso, secondo il calendario ebraico.

 

Seguendo queste premesse, ossia una vetrina visibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e un calendario di 12 mesi (Nisan, Iyar, Sivan, Tammuz, Av, Elul, Tishrei, Marcheshvan, Kislev, Tevet, Shevat e Adar), “5779“ è una mostra collettiva nella quale le varie opere d’arte non sono presentate una vicino all’altra, bensì piuttosto una dopo l’altra. La struttura del calendario, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, diventa la linea guida per la presentazione delle opere di molteplici artisti; questa impostazione trasforma il concetto stesso di mostra collettiva: da coesistenza e giustapposizione, a linearità e processione.

 

Inoltre, questo tipo di strutturazione decostruisce l’essenza stessa della mostra collettiva, che è, per definizione, una mostra con varie opere d’arte, di vari artisti, presentate una vicino all’altra in uno spazio definito e per un periodo di tempo limitato. Con “5779“ l’idea della mostra collettiva, nella quale opere d’arte di diversi artisti appaiono una dopo l’altra nello stesso spazio, sostituendosi, subentrando l’una all’altra, suggerisce un’inversione dell’equazione alla base del fare mostre. Piuttosto che organizzare una mostra a partire dallo spazio, come succede usualmente, questa volta la mostra viene costruita sulla base del tempo.

 

Al fine di sottolineare ulteriormente la predominanza del tempo sullo spazio, completo ribaltamento del fare mostre e delle sue premesse, è stata presa la decisione di esporre opere che non solo sono visibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ma sono anche ‘nutrite’ dall’elettricità, luci al neon, opere con lampadine, video, ecc., come “piccoli soli” (sebbene il calendario ebraico non sia puramente solare ma “solunare”) che scandiscono il ritmo del tempo.

 

<L3U~.>C≈K¥◊CHΔRMS‡, di Pae White rimarrà esposta fino al 2 giugno, negli ultimi giorni di Iyar. Alla fine dei 12 mesi, BUILDING pubblicherà un catalogo concepito come un calendario, includendo tutte le 12 opere d’arte presentate durante l’anno, che saranno rivelate mese dopo mese.

Cenni biografici

 

L’opera di Pae White (1963, Pasadena CA, Stati Uniti; vive e lavora a Los Angeles) è stata soggetto di mostre personali in istituzioni quali Fondazione Cini a Venezia, MAK a Vienna, Langen Foundation a Düsseldorf, South London Gallery a Londra, The Fabric Workshop and Museum a Philadelphia, Museum für angewandte kunst a Vienna, Site Santa Fe, New Mexico, The Art Institute of Chicago, The Power Plant a Toronto, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden a Washington DC, Manchester Art Gallery, Milton Keynes Gallery (Regno Unito), Hammer Museum a Los Angeles, CAC – La synagogue de Delme (Francia), Govett-Brewster Art Gallery a New Plymouth (Nuova Zelanda), Contemporary Art Gallery a Vancouver ma anche in gallerie quali greengrassi a Londra, kaufmann repetto a Milano e New York, neugerriemschneider a Berlino e 1301PE a Los Angeles, che attualmente la rappresentano.

Ha partecipato a mostre collettive presso Rockbund Art Museum a Shanghai, Sammlung Goetz a Monaco di Baviera, Staatliche Kunsthalle a Baden-Baden (Germania), Remai Modern a Saskatoon (Canada), Macro Testaccio a Roma, Kunsthalle Oslo, Istanbul Modern, Barbican Center a Londra, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino, San Diego Museum of Art (Stati Uniti), Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, MOCA a Los Angeles, MoMA a New York, MUAC a Città del Messico, KUMU a Tallinn, Solomon R. Guggenheim Museum a New York, Tate St Ives, Národní galerie Praha, CAPC a Bordeaux, de Appel ad Amsterdam, Zabludowicz Collection a Londra, Tate Modern a Londra, The Jewish Museum a New York, Albright-Knox Art Gallery a Buffalo NY (Stati Uniti), Tate Liverpool (Regno Unito), CAC a Vilnius, Kunstverein Düsseldorf, LACMA a Los Angeles, Moderna Museet a Stoccolma, Museum of Fine Arts a Boston, ICA a Boston e il New Museum a New York, ma anche in biennali e mostre ricorrenti quali l’edizione del 2017 della NGV Triennial a Melbourne, l’edizione del 2012 della Mardin Biennal (Turchia), l’edizione del 2010 della Whitney Biennial a New York, le edizioni del 2003 e del 2009 della Biennale di Venezia, l’edizione del 2008 della Folkestone Triennial (Regno Unito), l’edizione del 2007 di Skulpture Projekte Münster (Germania) e l’edizione del 1997 dell’International Biennial of Graphic Arts a Lubliana.

 

“5779“ è un progetto concepito da Nicola Trezzi (Magenta, 1982) attualmente direttore del CCA di Tel Aviv, precedentemente direttore dell’MFA presso Bezalel Academy of Art, Jerusalem (2014-2017) e US editor di Flash Art International (2007-2014). Educatore, curatore e scrittore, Trezzi ha organizzato e co-organizzato le seguenti mostre: “Painting Overall” alla 5° Biennale di Praga, “Four Rooms” al CCA di Varsavia, “Modern Talking” al Muzeul National de Arta di Cluj-Napoca, “Circa 1986” al HVCCA di Peekskill NY, “Champs-Élysées” al Palais de Tokyo a Parigi, “Diagonal Histories — Imre Bak, Peter Halley—“ e “Yael’s Dreams (and Nightmares)”, entrambe presso Art+Text Budapest, “Yael Efrati: Eva and Emerick”, al MNAC di Bucharest, “KEDEM–KODEM–KADIMA” e “Laurent Montaron: Replica”, entrambe al CCA di Tel Aviv.

 

 

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5779

 

curated by Nicola Trezzi

 

September 11, 2018 – October 1, 2019

 

VENUE

BUILDINGBOX

Via Monte di Pietà 23, Milan

On view 24/7

9/12

May 5 –  June 2, 2019 

 

Pae White

<L3U~.>C≈K¥◊CHΔRMS‡, 2014

 

70 neon, transformers, electrical wire

Site specific installation