TAVOLA ROTONDA AL ROTARY SULL’ALZHEIMER.

 

Come debellare la demenza? Questo uno degli interrogativi alla base della Tavola Rotonda “La malattia di Alzheimer, una patologia della persona, della famiglia e della società” svoltasi nell’Hotel Royal, organizzata dal RC Napoli presieduto dall’Avv. Antonio Maione, in Interclub con i R.C. Napoli Posillipo, R.C. Napoli Chiaja, R.C. Napoli Nord Est, R.C. Napoli Parthenope e moderata dal giornalista Alessandro Cecchi Paone. Al tavolo dei relatori, Luca Ramaglia Responsabile Commissione Sanità per il RC Napoli, Enrico Coscioni consulente del Governatore della Regione Campania sulla Sanità, il neuropsicofarmacologo

Marco Trabucchi, il neurologo Roberta Lanzillo, Caterina Musella Presidente AIMA- Sezione Campania, la psicoanalista Anna Patrizia Caputo, lo scrittore Flavio Pagano. Notevole l’affluenza dei soci, data la particolare attualità del tema incentrato sul morbo di Alzheimer (che rappresenta il 50-80% dei casi di demenza), una patologia che provoca cambiamenti di personalità, difficoltà di svolgimento delle attività quotidiane, problemi con la memoria, il pensare e il comportamento e che tocca vaste fasce della popolazione  – tra malati e familiari –  poiché più di un milione di italiani soffrono di demenza e il 5 per cento di essi è tra i quaranta e cinquanta anni, o tra i cinquanta e sessant’anni a causa di un’insorgenza precoce.

Come è emerso dai vari interventi, la malattia – che prende il nome da Alois Alzheimer, neurologo tedesco che per la prima volta nel 1907 ne descrisse i sintomi e gli aspetti neuropatologici – è in prima linea nella ricerca biomedica, per cercare di arginare la perdita progressiva di cellule nervose nelle aree cerebrali vitali per la memoria e per altre funzioni cognitive che peggiorano gradualmente in un certo numero di anni: i relatori hanno sottolineato che il morbo di Alzheimer rappresenta la sesta causa di morte negli Stati Uniti e che chi ne è colpito vive in media otto anni dopo che i sintomi diventano evidenti agli altri ma che la sopravvivenza può variare da quattro a vent’anni, a seconda dell’età e di altre condizioni di salute.

Il morbo di Alzheimer è classificato fra le malattie incurabili anche se esistono trattamenti per i sintomi che però ne rallentano soltanto la progressione, migliorando sia pur di poco la qualità della vita delle persone affette e di chi si occupa di loro. Lo sforzo mondiale per curare la malattia, mira a ritardare la sua insorgenza e a impedirne lo sviluppo, il conseguente disorientamento, i cambiamenti di umore e di comportamento, nonché difficoltà nel parlare, deglutire e camminare. Dalle dissertazioni dei relatori – a cui, di volta in volta, ha dato la parola il brillante moderatore Alessandro Cecchi Paone – è emerso come

i portatori del morbo di Alzheimer abbiano difficoltà ad ammettere con sé stessi il problema, per cui risulta fondamentale che familiari o amici ne colgano i primi sintomi per consentire diagnosi e metodi di intervento precoci: i primi segni di perdita di memoria, infatti, avvengono dopo l’inizio di microscopici mutamenti nel cervello dove cento miliardi di cellule nervose, i neuroni, formano delle reti di comunicazione che, con il diffondersi del danno, perdono la capacità di compiere il loro lavoro e in seguito muoiono, provocando mutamenti irreversibili nel cervello. La tavola rotonda ha dato adito a molti interventi e richieste di approfondimenti, testimoniando la viva partecipazione degli intervenuti: la serata è proseguita con una bella conviviale rotariana e si è conclusa con i rituali brindisi di commiato.

 

LAURA  CAICO