Accordo Tirrenia: ripartono i traghetti per Sicilia e Sardegna

 

Napoli. Come da intenzioni dichiarate del noto armatore Vincenzo Onorato, patron del Gruppo Onorato, è stato siglato l’accordo per Tirrenia. Riprendono quindi i collegamenti con la Sardegna e la Sicilia.

Si risolve dunque in tempi strettissimi – come auspicato e necessario – il caso della compagnia italiana di navigazione, esploso in maniera fulminea a causa del sequestro conservativo dei conti correnti di Cin, richiesto dai commissari di Tirrenia nonostante il grave momento economico – oltre che drammatico dal punto di vista sanitario e sociale – determinato in maniera del tutto imprevedibile dall’emergenza Covid19. Neanche una minima proroga rispetto al termine del 3 marzo fissato dagli accordi ed è scattato il provvedimento di sequestro.

Indipendentemente dal volere del Gruppo Onorato, è scattato dunque inevitabilmente il blocco immediato dei collegamenti per le isole maggiori, revocato ora  grazie all’accordo raggiunto.

Un provvedimento di fatto indipendente dalla volontà del Gruppo stesso, che si occupa della gestione dei servizi per e da Sicilia e Sardegna, dal lontano 1890.

In un comunicato ufficiale la Tirrenia, si legge: “È stato raggiunto un accordo fra CIN e Tirrenia in A.S. che permette di far ripartire da subito tutte le tratte passeggeri e merci previste dalla Convenzione sulla Continuità territoriale che nel frattempo, su alcune rotte, è stata garantita da Moby”.

Evidente la volontà aziendale di ricomporre gli equilibri, nella nota della compagnia italiana di navigazione: “CIN ed il gruppo Moby confermano che rispetteranno tutti i loro impegni nei confronti di ogni soggetto, come la famiglia Onorato ha sempre fatto da cinque generazioni di armatori al servizio da oltre 130 anni della Sardegna, lavorando fattivamente per superare la complessa e sistemica congiuntura attuale continuando ad onorare con responsabilità e senso del dovere i territori serviti e le loro esigenze” 

“La Compagnia ringrazia i Commissari di Tirrenia in A.S., il MIT ed il MISE per aver favorito la conclusione dell’accordo”: è scritto a conclusione della nota, accolta molto favorevolmente. 

Raggiunto l’obiettivo primario di siglare velocemente la soluzione della vicenda: le eventuali conseguenze di un ritardo, avrebbero portato alla crisi dei rifornimenti nelle isole e del relativo commercio di prodotti di prima necessità, causando danni ingenti al trasporto delle merci, oltre agli immaginabili disagi ai lavoratori pendolari oltre che ai passeggeri autorizzati a spostarsi da e per le isole in questi giorni in cui sono attive specifiche e tassative restrizioni per evitare la diffusione del Sars CoV2. 

Un danno ancora maggiore, rispetto alla normalità di sarebbe infatti avuto, vista la congiuntura emergenziale contraddistinta da condizioni di grave disagio che gravano sul territorio nazionale, e praticamente in tutto il Mondo anche se in proporzioni finora inferiori a quelle registrate in Italia.

La quasi certezza di un’eventuale veloce risoluzione della vicenda, era stata anticipata già martedì sera e prevista nelle 24 ore. Come intenzione del patron Vincenzo Onorato, si è arrivati all’accordo siglato dalle parti. Immediato l’invio ai lavoratori dell’azienda, delle opportune disposizioni aziendali per il ripristino immediato dei servizi e la ripresa della navigazione. 

Va ricordato che il Gruppo Onorato garantisce storicamente i collegamenti con la Sardegna e la Sicilia. 

La soluzione della querelle assicura serenità a tutti: iniziando dai soggetti principali, ai lavoratori del mare, ai passeggeri, pendolari in primis, notevolmente allarmati  per l’interruzione dei collegamenti da e per Sicilia e Sardegna, agli autotrasportatori impossibilitati a consegnare le merci, indispensabili in questo frangente di assoluta emergenza per l’approvvigionamento di beni di prima necessità, fino e moltissimi destinatari: innanzitutto i commercianti e cittadini siciliani e sardi e in parte quelli della terraferma per quanto riguarda i prodotti richiesti sul continente, provenienti dalle isole.

La certezza del rispetto delle condizioni è garantita dalla comprovata serietà e correttezza del Gruppo Onorato, rappresentato dal suo patron Vincenzo Onorato: in prima persona l’armatore si è impegnato per risolvere la querelle e già aveva garantito una risoluzione temporanea per non penalizzare tutti i fruitori dei servizi, nonostante l’inevitabile blocco e le penalizzazioni subite, 

incominciando dagli abitanti delle maggiori isole, partendo nell’immediato dalla Sardegna.

Onorato aveva appunto garantito nell’immediato, il ripristino immediato del collegamento essenziale Civitacecchia-Olbia attraverso navi della compagnia Moby che fa parte di Compagnia Italiana Marittima ma, a differenza di Tirrenia CIM, naviga fuori convenzione di continuità territoriale. Poi, con le navi Moby, ha assicurato anche i collegamenti Genova-Porto Torres e Napoli-Cagliari, finora di competenza Tirrenia.

All’origine della sospensione dei collegamenti, c’era stata la tassativa decisione dei commissari della vecchia società Tirrenia di attuare un sequestro conservativo della Cin, la new company creata al momento dell’alienazione da parte dello Stato e poi acquisita dall’armatore partenopeo Vincenzo Onorato, proprietario delle navi Moby, compagnia storicamente concorrente della Tirrenia, erede di una dinastia di armatori dal 1890.

Secondo alcuni, un tiro mancino per l’azienda dell’armatore napoletano stava già valutando con attenzione le possibili ipotesi per ristrutturare il debito con banche e obbligazionisti e parimenti un eventuale ricorso al concordato preventivo in continuità. 

“Teniamo a precisare che la società è liquida, ma che il blocco dei conti correnti impedisce l’operatività” – ha spiegato il patron Onorato che ha pure precisato di avere “più volte comunicato loro in forma scritta la disponibilità a offrire, nei limiti del consentito, garanzie di pagamento di quanto reclamato, in questo momento così drammatico per il Paese”.

Non era quindi il momento adatto per inchiodare il Gruppo, viste le inevitabili ripercussioni su ciascuno, innanzitutto economiche, imprenditori in dell’emergenza coronavirus. Ma i commissari, invece, hanno ingiunto la riscossione del debito nei confronti dello Stato (180 milioni), appena sono maturati i diritti, ovvero il 3 marzo.

Secondo una clausola del contratto che consegnava l’ex compagnia di navigazione pubblica ai privati, il pagamento allo Stato per l’acquisto della società, diventava esigibile dopo un pronunciamento definitivo di Bruxelles sul tema aiuti di Stato, comunicato appunto il 3 marzo scorso.

ILEANA  MANDILE