AL CILEA PEPPE NARRA IN ” I CAVALLI DI MONSIGNOR PERRELLI “

Napoli. Al Cilea successo de ‬ “I cavalli di monsignor Perrelli” scherzo in musica in due tempi, farsa in musica di Peppe Barra e Lamberto Lambertini.
Nei canoni e nello stile allegro, elegante della commedia all’antica italiana, in due atti, il lavoro è ambientato all’epoca di Ferdinando IV di Borbone. 
Il re Ferdinando e la regina Carolina si narra che attendessero con ansia le visite del caro Monsignore, per cominciare la giornata con qualche sana risata scacciapensieri: in tale modo sarebbe nata la leggenda di Monsignor Perrelli. Un uomo di chiesa e allo stesso tempo pure un eccentrico uomo di scienza, che spiattellava invenzioni divenute leggendarie, al limite della stupidità. 
Portatore e promotore convinto di poesia surreale, di follia pura, egli con singolare verve riusciva a racchiudere nel bene e nel male le caratteristiche tipiche di un aristocratico dell’ottocento, un poco campagnolo. 
Di scena al vomerese Teatro Cilea, sotto i riflettori viene evidenziato il suo rapporto con Meneca, la sua fedele perpetua, vittima predestinata pure rassegnata dei suoi colpi di testa. 
Nei panni di Meneca, Peppe Barra si sfoga con il pubblico in sala, col quale finisce di parlare dopo aver subito le rimostranze del suo padrone. I suoi monologhi sono irresistibili e catturano l’attenzione e la simpatia della platea.
Eppure, come accade quotidianamente in ogni coppia che si rispetti, continua ad accudirlo pazientemente, con attenzioni che appaiono protettive e materne, tenendolo al laccio con la sua arte culinaria di squisita e genuina tradizione campana, uno strumento sicuramente efficace, perché un uomo va preso sempre per la gola…
Monsignore ha la testa tra le nuvole, Meneca invece ha i piedi piantati bene per terra: sono due esseri distanti e vicinissimi, dipendenti l’uno dall’altra, strettamente legati dal destino e dal quotidiano. 
Sul palcoscenico, tutto rimanda a quegli anni “felici” del primo ottocento. Incominciando dai costumi, dalle scene con il Vesuvio che campeggia – e mostra il suo dominio che è l’arcaico potere della natura –  fumante ed eruttante, ben in vista dal balcone della villa, e poi la dolcezza delle canzoni. 
Un tempo lontano in cui la vita, come tuttora si ama credere, scorreva leggera, nel profumo degli aranci, nella dolcezza delle canzoni, nella ricchezza del cibo, nella vista appagante del mare. 
Battibecchi di un ménage che si ripete da secoli, come accade quotidianamente in ogni coppia.
Un pretesto, tra l’altro, per illuminare i giorni dell’eta contemporanea con la forza liberatoria di una risata condivisa, che fa sempre bene, che “fa buon sangue”, non per sobillare inutili nostalgie bensì per dovere e diritto di cronaca. 
Ai due protagonisti si aggiungono Peppe e Patrizio, presenti già dagli anni settanta insieme in spettacoli colti e popolari, due attori/cantanti, che danno ritmo e divertente contrappunto alle proverbiali e surreali situazioni scatenate da Meneca e dal Monsignore. Piacevoli intermezzi canori, accompagnati dal vivo da un virtuoso trio di fini musici.
Di Peppe Barra e Lamberto Lambertini, con Patrizio Trampetti, Enrico Vicinanza, Luigi Bignone. Musiche: Giorgio Mellone. Scene: Carlo De Marino. Costumi: Annalisa Giacci. Regia: Lamberto Lambertini 
 ILEANA   MANDILE