C’ERA UNA VOLTA PARTHENOPE

C’ERA UNA VOLTA PARTHENOPE

 

C’era una volta una sirena.

Parthenope era il suo nome, venerato come quello di una Dea.

Addolorata per il mancato rispetto del suo mare, la Regina delle onde abbandonò il golfo di Napoli per trasferirsi al centro del Mar Tirreno e dalle profondità degli abissi in cui sorgeva il suo castello ascoltava le voci del mare, il fruscio sommesso dei velieri, i mormorii salmastri dei pescherecci, il lento spostamento delle onde che le riportavano echi lontani della sua Napoli, la città lasciata, ma mai dimenticata. Troppi problemi le avevano reso impossibile cullarsi nelle sue acque, assistere giorno dopo giorno al lento disfacimento del substrato marino, all’inquinamento dei fluidi vitali per i pesci che insieme a lei vi dimoravano: difficile e dolorosa la decisione di andarsene e privare Napoli della sua protezione ma troppo male faceva lo spettacolo dell’aria irrespirabile, dei residui tossici delle navi, del degrado quotidiano a cui nessuno pareva voler porre rimedio…

Un giorno, però, i fidi messaggeri le annunciarono grandi novità… erano nate le Autostrade Del Mare che stavano aiutando la Natura: nuovi “capitani coraggiosi” solcavano le acque senza sporcarle – novelli Ulisse alla ricerca di diversi orizzonti – che trasportavano merci, veicoli e persone senza riversare fra le onde tracce velenose del loro passaggio. Le Adm creavano cooperazione sostenibile tra i popoli mediterranei, cercando in tanti modi di non ferire il mare ma di scivolarvi sopra senza arrecare danni, senza inquinarlo con scarichi nocivi, compiendo un’impresa epica, impensabile fino a pochi anni prima.

Di lì a poco, arrivò poi un incontro inaspettato: giunse  al suo Osservatorio Sottomarino una delegazione di pesci partiti in missione dal Golfo intero ma soprattutto dalla sua Napoli.

C’erano tutti, i luciani, i posillipini, i bagnolesi, i porticesi del Miglio d’oro, i pompeiani e gli ercolanensi, capeggiati dai Pesci Presidenziali partiti in pompa magna da Villa Rosbery, il cui Delegato – dopo molteplici inchini protocollari – cominciò a eloquire “Vostra Maestà, i nostri ossequi…siamo in rappresentanza diplomatica del Golfo napoletano per consegnarVi un’importante richiesta – quella di riaverVi fra noi – sottoscritta dagli abitanti marini della Campania Felix….sono tutti qui  davanti a Voi…permettetemi di presentarVeli uno ad uno…”

E qui prese il via una lunghissima elencazione dei presenti, inframmezzata dallo sfoggio di un roboante latino  “ in primis, Chromis Chromis, in secundis l’ Euthynnus alletteratus, in tertiis Sardina pilchardus, in quartis Patella Caerulea, in quintis Monachus monachus, in sestis Solea solea, in settimistis Labrus, in ottimis Delphinus delphis, Trisopterus minutus

capelanus  et Phycis blennioides, in nonis Caretta caretta, Phycis phicis et Gaidropsaurus vulgaris ….”

Mentre l’elenco continuava interminabile, tra gli sbadigli generali, a un certo punto – visto lo sbigottimento della sirena che guardava preoccupata la corposa lista di pesci in attesa di presentazione – la Castagnola perse la pazienza  e sbottò  «Ehi, cumpagn mò basta… Tu staje facenno chistu ballo in maschera!. Vuie  ıreve stunato, ma mo ve site fernuto ‘e rimbambì’… Vuo’ sape’ ‘a verità..? Site ‘e n’ata època…. addo’ vede e addo’ ceca…. S.Genna’ miettec a mana toja!….    … scinnm a cuoll… ca facimmo nuie!!! » e rivolgendosi a Parthenope disse «Signurì, signurì…  nun datè lenzà a chisti trombòn…e al loro “latinorum”.!. I song lo Guarracino…. nui simme tutt ‘e pisci e’ funnale e ‘ro golfo ‘e Napule …e simme venuti cà pecché Vi rivulimm a Napule.. Dicimme ‘a verità. … senz e Vuje avimm perdut ‘o suonno e ‘a fantasia… e che ne parlammo a ffa’! Signurì, tenite l’uocchie belli e io nun mm a scordo maje l’incant ‘ra Vosta voce… e  vu’ dicimm e parol cchiú bell do muonn… pecché cchiu’ passà o’ tiemp e  chist’ammore cchiú grand se fá….   .ppe chistu motiv  eccoci tutti ca’… Mo’ V’o dico io chi simme…. V’a ricurdàt ‘a mia canzunè..? quella, dedicàt propeto a me?  Simm l’alletterato, ‘a sardella (e issa- vo’ dico a Vuie, ‘na vota e basta –  è a’ mia  ‘nnammurata, nun a’ sòia), a “palaia” ‘o “voje marino”, vongole, cocciole e patelle, scurme, sarde e d’alose, palaje e raje petrose,

sárache, diéntece, pisce palumme e piscatrice, scuórfane, cernie e alice,

mucchie, ricciòle, musdée e mazzune,

stelle, aluzze e sturiune,

merluzze, ruóngole e murene,

capoduoglie, orche e vallène,

capitune, auglie e arenghe,

ciéfare, cuocce, trácene e tenche,

treglie, trèmmole, trotte e tunne,

fiche, cepolle, laùne e retunne,

purpe, sécce e calamare,

pisce spata e stelle de mare, pisce martielle,

voccadoro e cecenielle,

capochiuove, cannolicchie, òstreche e angine…

spínole, spuónole, sierpe e sarpe,

scauze, sconciglie, gammere e ragoste,

Capitune, sáure e anguille

pisce gruosse e piccerille,

d’ogne ceto e nazione…

tantille, tante, cchiù tante e tantone! ».

Un applauso fragoroso alla verace perorazione del Guarracino fece vibrare la volta del mare per l’entusiasmo del plotone di pesci che – motivati dal successo delle Autostrade del Mare – rivolevano a Castel dell’Ovo la dolce sirena che se n’era andata per la disperazione di vedere il suo porto preferito colpito a morte e agonizzante a causa di sbagli, annosi nodi burocratici, pastoie legali: un porto afflitto da tanti mali tra cui un’amministrazione incapace di un’autodiagnosi severa e meditata sui vincoli da sciogliere, sugli ostacoli da rimuovere e sugli errori commessi, inetta a studiare la grande maestra Storia per imparare a non replicarli.

Parthenope, commossa dopo aver ascoltato la toccante implorazione del Guarracino, fu colpita dalla veemente richiesta di abbandonare il suo volontario esilio dalla terra tanto amata: adesso…c’era una speranza… di poter tornare ad udire  il rombo dei motori di ogni imbarcazione, le canzoni dei marinai, i bisbiglìi dei pesci sotto Castel dell’Ovo ..e forse…di far rivivere le lampadedromie volute in suo onore dal navarca ateniese Diotimo …  

Ma davvero le genti marine erano convinte che le Autostrade Del Mare avrebbero potuto salvare l’ambiente, le strade, il mare, il Golfo di Napoli, il Tirreno, l’Adriatico, lo Ionio, il Mediterraneo, dalle ingiurie del progresso? E questo prodigio si sarebbe potuto avverare anche altrove, sugli oceani, nel mondo intero? Sul serio le strade erano state liberate da migliaia di camion e automezzi? …veramente si riducevano l’inquinamento acustico e ambientale e il rischio di incidenti?…

Allora bisognava ripensare alle decisioni prese e nuotare sino ai porti virtuosi come Salerno, Civitavecchia, Livorno, Genova, Trieste, Venezia, Ravenna, Palermo, Catania, Messina, Porto Torres, Olbia e verso tutti quelli esteri in cui le Adm hanno le loro basi come Tangeri, Valencia, Tarragona, Barcellona, Malta, Tunisi, Istanbul, Igoumenitsa, Patrasso.

Cosi’ si sarebbe potuto constatare davvero che non vi erano più “carrette del mare” a inquinare i fondali, che i viaggi sulle navi delle AdM erano sicuri, ecocompatibili, confortevoli e rispettosi dell’aria e dell’acqua…

Ma la sirena era ancora perplessa: “Davvero i generatori a bordo avranno batterie a litio – chiese al Delegato Presidenziale -in grado di ricaricarsi durante la navigazione?” 

Abbandonato il pomposo “latinorum”, costui rispose:  “Certo Maestà, ciò avverrà secondo i ritmi della Natura, grazie ai moti ondosi, fino a raggiungere il livello massimo. In questo modo, le navi raggiungeranno senza inquinare le loro mete e nel porto verranno azionate le batterie, azzerando le emissioni. Voi stessa potreste rendervene conto personalmente, verificando le emissioni zero in darsena, ammirando dal vivo gli scafi aerodinamici che viaggiano senza consumare carburante in eccesso e seguirne il tragitto fino in Corsica, Sardegna, Spagna, Sicilia, Tunisia, Malta, Marocco, per constatare con i Vostri occhi quale sia il balsamo miracoloso delle batterie elettriche, come le AdM abbiano contributo a unire le sponde del Mare Nostrum e il loro effetto sulla guarigione delle ferite inferte ai fondali, alla flora, alla fauna subacquea.”

“Ma quante innovazioni! – esclamò la sirena, piacevolmente sorpresa – e che altro ancora puoi illustrarmi? “Maestà, alcuni armatori illuminati  scelgono pitture siliconiche per la carena per permettere allo scafo di scivolare meglio sul mare e ridurre l’attrito, vernici lucenti che spingono più veloci, consumando meno: usano poi eliche particolari, costruite dai fornitori nientemeno che della Vostra amica (e qui abbassò la voce in segno di massima devozione)… la Regina d’Inghilterra  …. Queste eliche permettono di viaggiare evitando la dispersione di energia e sono una meraviglia!” concluse compiaciuto il diplomatico.  

La sirena, dopo aver ascoltato tutto attentamente, prese congedo dagli ospiti: terminata la missione, la delegazione ittica ripartì alla volta del capoluogo campano, non senza aver reiterato le suppliche alla divinità marina a loro tanto cara, per farla tornare ad ammaliare Napoli.

E nello sciabordìo carezzevole delle onde, alla figlia di Tersicore, rimasta sola nel suo castello, parve di udire all’infinito l’eco dell’incoraggiamento a rientrare negli antichi feudi che il manipolo di messaggeri acquatici affidava alle onde per propagarlo, fino all’orizzonte, ripetendo incessantemente “Parthenope non piangere giammai..giammai..giammai..….. noi ti  ricordiamo sempre..sempre…sempre…Castel dell’Ovo ti attende ancora…ancora…ancora….il vento sta cambiando ormai…ormai..ormai…., le Autostrade del Mare salveranno …salveranno…salveranno….l’ambiente, le nuove navi non inquineranno più… più..più… …. anche Napoli se ne accorgerà presto…presto…PRESTO… e allora tornerai…..tornerai….TORNERAI.!!!

 

  LAURA   CAICO