Coronavirus, un cerotto per vaccino.

Coronavirus, un cerotto per vaccino.

 

 

4 marzo 2020

 

Il Prof. Ranieri Guerra, Direttore Generale Aggiunto dell’OMS, ha rilasciato un’intervista all’ANSA dichiarando che il vaccino per il CORONAVIRUS potrebbe essere pronto per il primo trimestre del 2021.

Nonostante le forti accelerazioni, occore un tempo minimo per la messa a punto, per le verifiche e le doverose validazioni.

 

E, nel frattempo, cosa possiamo fare?

Distanziamento sociale, rispetto delle distanze e dell’isolamento, igiene delle mani ed attenzione a cogliere eventuali primi sintomi sospetti, così da non contagiare le persone a cui vogliamo bene e chi ci sta vicino.

 

Scienziati di tutto il mondo stanno ricercando spasmodicamente vaccini e farmaci sempre più efficaci; vari tipi di vaccino sarebbero stati messi a punto ed in più Paesi.

Gli scienziati dell’Università di Pittsburgh, tra cui l’italiano Andrea Gambotto, stanno lavorando ad un vaccino somministrato attraverso un piccolo cerotto da apporre sulla cute e che produce anticorpi specifici per il COVID-19, in grande quantità ed solo entro due settimane dalla sua applicazione.

Il cerotto ha 400 piccolissimi aghi che inoculano frammenti della proteina spike attraverso la cute, proprio lì dove la reazione immunitaria è più forte. La somministrazione dà la sensazione di un velcro sulla pelle, praticamente indolore.

Questo vaccino resta stabile a temperatura ambiente fino all’utilizzo, evitando le difficoltà dovute alla conservazione ed al trasporto in refrigerato. Speriamo bene..!

 

Il quotidiano appuntamento televisivo delle ore 18,00 con la Protezione Civile  ci dà i numeri fondamentali dell’epidemia, qualche sciapito e ripetitivo riferimento, ma…

 

E’ una guerra, una guerra che medici, personale sanitario, Forze dell’Ordine, camionisti, giornalisti, commessi, farmacisti, operatori ecologici, cittadini, uomini e donne, giovani ed anziani, loro malgrado, stanno fortemente combattendo.

E’ una guerra di trincea, dobbiamo reggere la pandemia e far si che il Coronavirus sia costretto ad arrendersi.

 

L’incertezza del domani, la paura del contagio, le limitazioni, la crisi economica e le troppe inefficienze pesano su tutti. 

L’altissimo numero di ricoverati e di quanti sono legati ad un filo, sospesi tra la vita e la morte, in reparti di rianimazione oramai saturi e da molte settimane sotto stress ci destabilizza.

 

Le tante persone morte, troppe, ci segneranno a vita e, mai come in questo momento, sento forti nel mio cuore le bellissime parole di John Donne:

 

“ Nessun Uomo è un’isola, intero in se stesso.

Ogni Uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra.

Se una Zolla viene portata via dall’onda del Mare, la Terra ne è diminuita,  

come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica

o la tua stessa Casa.

Ogni morte d’Uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell’Umanità.

E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana: Essa 

suona per te ”.

                         

Orazio Marcello Pucciarelli