DA SISIMBRO BACCO, TABACCO E ARTE

 

 

 

DA SISIMBRO BACCO, TABACCO E ARTE

 

Un incontro fra élites. La parte più autorevole della new generation dell’architettura moderna e i nettari divini della Campania Felix hanno celebrato un felice sposalizio nel tempio partenopeo degli amanti del fumo lento, la tabaccheria Sisimbro: fondata nel 1959 da Franco Sisimbro nel centro elegante di Napoli, tra piazza Amedeo, via dei Mille e piazza San Pasquale, punto di riferimento in città per gli aficionados di sigari e pipe, l’accogliente locale ha ospitato l’interessante iniziativa “Abitare Green”  aderente al circuito di eventi targati Wine & City.

La prima Casa Del Habano in tutto il Sud italia continua a movimentare la vita cittadina con indovinati binomi fra l’arte del fumo e performances culturali che si riallacciano di volta in volta alla scienza della tavola, alla civiltà del bere, al fashion made in Italy, all’arte nelle sue più svariate manifestazioni: il vero deus ex machina di questo articolato caleidoscopio di vibranti aggregazioni è Anita Sisimbro         che, attorniata dal padre Franco, dal marito Francesco e dal figlio Ciro dirige con piglio sicuro e scelte vincenti quello che è diventato un “salotto” nel cuore elegante di Partenope.

 Ma Anita non è nuova a queste performances avendo già aderito mesi fa a “Chiaia in fiore”, la  prima  edizione dell’iniziativa «Benvenuta PrimaVera», promossa e realizzata da Chiaia District, nuovo distretto di Confcommercio, con la collaborazione della I Municipalità, addobbando il proprio negozio con fiori, colori e musica in sottofondo.

Stavolta, invece, “Architettura e vino”, un pomeriggio fuori dagli schemi per esplorare l’universo mentale di Francesco Scardaccione, rinomato architetto napoletano con studio in via Francesco Girardi, creatore di “Architettura Nuda”, un progetto fotografico di un calendario incentrato sul complesso rapporto tra Architettura e Corpo, ricco di suggestioni e interazioni tra il corpo umano e gli ambienti in cui esso esprime la sua essenza, dai luoghi di lavoro alle abitazioni, dai ritrovi sociali agli spazi illimitati della natura.

Lo stesso Scardaccione, presente all’evento, ha dichiarato

“Quest’anno, che porta dietro di sé e stravolgimenti epocali,  si è deciso per un cambio di rotta per l’edizione 2022: Architettura Nuda decide di prendersi una pausa momentanea per invitare artisti e architetti a meditare piuttosto che a operare, in un clima di cambiamenti e profonde trasformazioni che hanno destabilizzato i nostri equilibri. Siamo obbligati a fermarci per ripensare a ciò che ci circonda e riformulare i valori a cui siamo ancorati, analizzare criticamente il passato e il presente, per poi ripartire con una nuova consapevolezza, proponendo possibili scenari futuri. Il mio invito è dunque quello di dare un significato a questo difficile periodo storico che viviamo pensandolo come un’opportunità, un esercizio di introspezione. Un invito che si traduce in 12 i miei scatti ad un’architettura celata, opera di Cristo e Jean-Claude pionieri della land Art, il cui lascito artistico – a seguito della loro scomparsa – ha ripreso vita a Parigi dal 18 settembre al 3 ottobre 2021 con l’impacchettamento dell’arco di trionfo:  “L’Arc de Triomphe, Wrapped” è il titolo della spettacolare installazione, ultimo progetto del padre della land Art, in cui il celebre monumento risulta avvolto da 25.000 m quadri di tessuto di prolipropilene azzurro e alluminio polverizzato e 3000 ml 1000 di corda rossa. Una scelta volutamente ossimorica quella di accostare al calendario di Architettura Nuda 12 foto di un’architettura coperta, celata, nascosta, vestita, una provocazione atta a scatenare una reazione e a generare uno stimolo intellettuale.(…) Coprendo e nascondendo decori, rilievi, sculture incisioni, lo si spoglia di qualunque valore e richiamo storico calandolo unicamente nel presente, un’operazione che mette ancora più risalto la sua vera essenza, la sua monumentalità e la sua forma, come in un processo di astrazione che dal concreto e dal reale conduce verso l’essenza e la forma assoluta dell’architettura .”

Laura  Caico