DIALOGHI COL VULCANO,

 

DIALOGHI COL VULCANO,

 

Grande successo di pubblico al Teatro Sancarluccio di Napoli per lo spettacolo teatrale ‘Dialoghi col Vulcano’ nato dall’idea dell’avvocato e scrittrice Ersilia Saffiotti di raccontare esperienze personali intrecciate all’humus della terra di Partenope in cui vive e lavora, allargando l’orizzonte alla condizione femminile all’ombra del Vesuvio (presente in scena e potenziato nella sua dimensione di entità vivente dalla carismatica voce fuori campo di Pierfrancesco Paolantoni).
Ispirata al libro ‘Dialoghi col Vulcano. Storie di corsa e altri amori’ di Ersilia Saffiotti, illustrato da Gaetano Gravina, edito nel 2021da Colonnese Editore, la pièce prodotta dall’autrice e da La Falegnameria dell’attore, Inscena srl si avvale della regia di Riccardo Citro, di un Cammeo del duo musicale Ebbanesis e della presenza in scena delle attrici Gigliola De Feo, Maria Teresa Iannone e dello stesso regista Riccardo Citro che ne ha curato anche l’adattamento teatrale, dei costumi e scene di Luigi Spezzacatene (Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari), delle Musiche di Daniele De Santo e della comunicazione mediatica di Emanuela Vernetti.
Gigliola De Feo parlando della “sua” Nennella, ha dichiarato che “in questo viaggio complesso alla ricerca di sé e degli altri, mette in gioco tutta se stessa, senza rete, ostinatamente, senza rassegnarsi, senza cedere mai: la mia sfida di attrice, nell’interpretarla, sta nel restituire agli spettatori un personaggio potente e luminoso, attraverso una chiave intensamente onirica ma anche prepotentemente terrena, suggerendo loro che c’è una Nennella nascosta in fondo al cuore di tutti, che ci chiede di avere coraggio”.
A sua volta l’autrice e produttrice Ersilia Saffiotti ha sottolineato che “La vita irrompe attraverso Mariam, “riconosciuta” in un continente difficile e lontano, o nella resistenza scomposta agli attacchi della vita di Enza o semplicemente attraverso gli occhi di uno sconosciuto, incrociati in un bar dopo una corsa. Su ogni cosa e su ogni sentire, c’è la voce del Vesuvio: come una radice, come un amico generoso che capisce anche quando non gli arrivano parole e spiegazioni, come un’idea che si coltiva segretamente per non sentirsi soli.”
Da una scenografia assolutamente scarna nascono a poco a poco figure dolenti, materializzazioni di sogni, immagini fluttuanti, voci possenti che delineano il percorso di una vita raccontata dalla protagonista Nennella in un percorso a ritroso, illuminato da brevi flash e spezzoni di memoria: l’eclettica Gigliola De Feo interpreta anche il ruolo del proprio interlocutore (un’ipotetica editrice del libro mai scritto che vorrebbe però finalmente realizzare) in un volo pindarico che la vede – ora adulta, ora bambina – rivivere il passato e fantasticare sul futuro, scontenta del presente e immersa in questo complesso viaggio alla ricerca di sé.
Molto bravi anche i comprimari come la Iannone (che dà il volto alla città di Napoli e all’homeless Enza che ha rinunciato ad ogni speranza) e Riccardo Citro che interpreta con convincente ironia la divertente figura dell’angelo napoletano Sasa’, vero elemento di novità nel già ricco panorama di figure misteriose, sospese tra il sacro e il profano, di cui Napoli è intemerata custode. La terra di Partenope è l’altra protagonista- a volte silente, a volte prepotente – di questa storia che si svolge intorno al Vesuvio (ulteriore immagine eterea che interloquisce con Nennella) in un dialogo che ne stimola le sensazioni più recondite e svela paure infantili, timori ancestrali che sobbalzano a ogni suo ruggito, lati teneri di un carattere ripiegato su se stesso, adombrato da silenzi improvvisi, ostinate chiusure, improvvisi sprazzi di allegria e malcelati desideri di legami affettivi. Un coacervo di sensazioni, emozioni, trepidazioni, turbamenti che illustrano appieno sia la fragilità emotiva di Nennella che la grande forza d’animo e il coraggio di sfidare la solitudine per continuare a sperare in un lieto fine che possa, infine, consolare davvero delle mille piccole ferite quotidiane che il gioco della vita porta con sé.

 

Laura  Caico