“Gli Amici del Teatro Bolivar” presenta Io sono un camorrista con Vincenzo Merolla

 

regia di Francesco Saverio Torrese

 

11 gennaio ore 20.30 – 12 gennaio ore 18.30

Teatro Bolivar

via Bartolomeo Caracciolo 30 – Napoli

 

Io sono un camorrista è il titolo del prossimo spettacolo in programma per la Rassegna “Gli Amici del Teatro Bolivar“, in scena sabato 11 e domenica 12 gennaio al Teatro Bolivar. La pièce, ambientata negli anni ’80, comincia con l’esibizione di una cantante che esegue un brano all’interno di un night. Fa ingresso nel locale un attore che, parlando al pubblico (del night), racconta la sua storia, i motivi che lo hanno spinto a far parte della camorra. Con: Vincenzo Merolla, Tony Mennella, Mirella Carnile, Francesco Giobbe, Alessandra Torrese (cantante), Chiara Politelli (cantante). Regia di Francesco Saverio Torrese.
Lo spettacolo è composto da tre monologhi, affidato a tre differenti personaggi, ognuno dei quali si apre a un racconto personale. Il camorrista, l’entraineuse e il maresciallo condividono lo stesso luogo, un night club, senza tuttavia incrociarsi se non alla fine della storia. Il camorrista, un assiduo frequentatore del locale, spiega le ragioni che lo hanno condotto a essere quel che è, i dolori di una infanzia violata dalla mala vita, per combattere la quale decide di ricambiare con la violenza fino a trovarsi coinvolto e avvolto in un sistema corrotto. L’entraineuse al night ci lavora ma il suo cuore appartiene al camorrista; di lui intravede quell’indole buona nascosta dietro stratificazioni di comportamenti obbligati, scelte errate. Il maresciallo è al night per una soffiata; a lui il compito di catturare il camorrista. Ma c’è poco dell’uomo in divisa; è l’umanità di una persona prossima alla pensione, di un padre di famiglia, di un uomo che ha avuto il coraggio di non farsi corrompere, a trasparire dai suoi racconti. Lui è il vero portatore di un messaggio sociale di invito ai giovani cresciuti in situazioni familiari disagiate a non farsi affascinare dalla vita dei potenti, nascosti dentro bunker di ferro e pallottole da schivare. Una vita che non può mai vedere serenamente un chiaro di luna.
«È un prospettiva insolita – spiega il regista Francesco Saverio Torrese – quella di raccontare la camorra attraverso il sentimento, l’emozione e non per azione. È un racconto intimista del fenomeno camorra». I tre monologhi sono intervallati da cinque brani musicali, tutti attinenti al personaggio o alla narrazione.

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