LA ASSOCIAZIONE ALESSANDRO SCARLATTI E LA MUSICA DI BACH

 

LA ASSOCIAZIONE ALESSANDRO SCARLATTI E LA MUSICA DI BACH

L’attività dell’Associazione Alessandro Scarlatti è stata fin dagli inizi indirizzata alla riscoperta e alla valorizzazione della musica antica, soprattutto italiana. Queste scelte programmatiche rispondevano a un interesse per i nostri capolavori del passato, diffusosi in quegli anni d’inizio Novecento grazie ad artisti come Gianfrancesco Malipiero e lo stesso Gabriele d’Annunzio. Solo nei due concerti, diretti nel 1920 e nell’anno successivo, Arturo Toscanini propose alla Scarlatti autori stranieri. Nel febbraio del 1922 un concerto del Coro e dell’Orchestra diretti dal fondatore dell’Associazione, Franco Michele Napolitano, eseguì per la prima volta opere di Bach e di Haendel. La presenza in quel caso di musiche in “prima esecuzione a Napoli” ci fa ricordare quanto poco circolassero allora pagine che sono oggi di comune ascolto e quanto meritoria fosse, anche in questo campo, l’attività pionieristica della Scarlatti. Erano in programma un corale e un “recitativo, arioso e corale” entrambi  dalla Passione secondo Matteo (in lingua italiana) e il Secondo dei Concerti Brandeburghesi, isolato e per giunta in prima napoletana, così  come il Concerto grosso in la minore di Haendel che seguiva nel programma. Nell’aprile di quello stesso 1922 la Scarlatti ospitò una benemerita pioniera della riscoperta bachiana, la clavicembalista Wanda Landowska, mentre più frequente si fa il nome del musicista nei concerti per organo eseguiti in varie chiese.

Negli anni Trenta Alessandro Longo, insigne compositore e didatta, con la figlia Miriam presenta un’ampia scelta dal Clavicembalo ben temperato del quale proprio Longo aveva curato un’edizione nel 1923. Nel 1938 Adolf Busch, a capo di una “Orchestra da camera Internazionale”, dirige e suona nell’intero ciclo dei  Brandeburghesi. Un altro duo pianistico, formato da Tina de Maria e Tita Parisi, propone nel 1941 la trascrizione Rheinberger per questo organico delle Variazioni Goldberg. Giusto alla metà del secolo trascorso, l’anno in cui si celebra il secondo centenario della morte di Bach è l’occasione per proporre pagine di grande impegno: tre cantate sacre dirette da Vittorio Gui, il Clavicembalo ben temperato in quattro concerti sullo strumento originale suonato da Ruggero Gerlin e L’arte della fuga nelle versione orchestrale diretta da Hermann Scherchen.

Si può ben dire che da quell’anno 1950, dopo un lento cammino di avvicinamento, l’opera del sommo compositore diventa frequente a Napoli nei programmi della Scarlatti. Nel 1972 Karl Münchinger dirige finalmente tutti e sei i Brandeburghesi e nel 1973 Salvatore Accardo esegue le Sonate e Partite. Un crescendo dunque che, in anni più recenti, vede spiccare la presenza di Ton Koopman, del Musica Antiqua Köln, di Frans Brüggen, del New London Consort di Pickett, della Petite Bande di Kujiken: tutti interpreti che, in Europa,  hanno riproposto una lettura più fedele delle pagine bachiane e che sono stati con assiduità proposti dalla Scarlatti al pubblico napoletano.

Renato Bossa