LO SPETTACOLO DEVE CONTINUARE

 

Un raggio di sole squarcia inaspettatamente le nuvole grigie ed illumina l’immensa piazza Plebiscito tramutata, sotto gli occhi di un pubblico non pagante, in un teatro all’aperto per accogliere tutti gli operatori dello spettacolo che, nel pomeriggio di sabato 30 Maggio, col loro rumoroso silenzio hanno protestato contro le misure prese da questo governo che incomprensibilmente pare proprio aver dimenticato come l’Arte e la Cultura abbiano sempre rappresentato l’anima vibrante di un popolo.
Abituati ad essere i protagonisti della scena, con l’entrata in gioco del Coronavirus, attori, cantanti, ballerini ed artisti vari si sono paradossalmente trovati a recitare l’inaspettata parte degli invisibili.
“Voi siete precari, intermittenti, i vostri diritti sono zero e questa è una condizione che solo in una fase di epidemia è venuta fuori, ma c’era già e ci sarà ancora se non cominciate a lottare oggi e adesso. Qui!”. Queste parole hanno riecheggiato forti e chiare in tutta la piazza, a pronunciarle una agguerrita moderatrice della manifestazione che al grido di #resistenza e #reazione incitava i presenti a riprendere nelle proprie mani l’irrinunciabile diritto al lavoro reso tanto magico ed emozionante dagli operatori dello spettacolo, ma infelicemente banalizzato dal Presidente del Consiglio che in questo delicato momento storico ha, inopportunamente, definito gli artisti come figure che “tanto divertono ed appassionano”. Un settore quello dello cultura e dello spettacolo piombato nell’incertezza e nell’instabilità a causa di un invisibile nemico che pare avercela proprio con chi per sua natura è nato per avvicinare e creare unione, non è infatti immaginabile vedere teatri mezzi vuoti o piazze semi deserte quando l’intento di un concerto o di una qualsiasi altra rappresentazione artistica è quello di mettere insieme tante persone al fine di comunicare un messaggio. Alla luce di questa grande incertezza operatori dello show business e lavoratori e lavoratrici dello spettacolo si sono riuniti riconoscendosi negli art. 4, 9 e 33 della Costituzione Italiana al fine di ottenere un tavolo di confronto tecnico-istituzionale immediato con le rappresentanze di governo sulla riapertura delle attività artistiche nei termini più consoni a questo settore.
Ed a questa dimostrazione statica di sabato scorso, organizzata dalla FEDAS, c’ero anch’io. Non potevo mancare, era doveroso per me prendervi parte sia in qualità di cantautrice che nelle vesti di attivista sempre pronta a dar voce al territorio col Terronian Project. Non possiamo immaginare un mondo senza musica e senza quei colori che solo l’arte sa regalare, le note sono la colonna sonora della nostra vita, le emozioni vibranti che inondano l’essere durante un concerto e danno la carica per affrontare le tante difficoltà dell’esistenza. Soprattutto in tempi come questi c’è gran bisogno del supporto della cultura per non affondare nel mare della disperazione che lo tzunami chiamato Covid-19 ci ha improvvisamente costretti ad affrontare. Questa esperienza deve necessariamente farci aprire gli occhi, sono sempre stata del parere che le difficoltà arrivano per migliorarci e non per metterci in ginocchio, a Napoli abbiamo il detto “storta va diritta viene” e con la nostra tipica arte di “arrangiarci” sappiamo sempre trovare una strada per “svoltare” e fare delle necessità virtù. Questo è il momento di cambiare, non possiamo indugiare oltre nello stato di fermo indotto, la precaria condizione dell’arrangiarsi deve adesso tramutarsi in solidità. Lo spettacolo deve essere riconosciuto al pari degli altri settori, come ad esempio l’impresa e l’artigianato. A mio parere per essere riconosciuti e non ritenuti più “invisibili” bisogna iniziare dalle fondamenta, ovvero, coloro i quali hanno sempre lavorato nell’ottica dell’intermittenza devono comprendere che per tutelare i proprio diritti hanno necessariamente bisogno di una partita iva attraverso cui potersi fare identificare dal sistema fiscale. Solo in questo modo sarà possibile avere più “voce in capitolo” ed essere riconosciuti dallo Stato come entità concrete e non “invisibili”. E sabato scorso la voce degli operatori dello spettacolo non si è levata solo in Piazza Plebiscito, ma da Nord a Sud le piazze di tutte le città d’Italia si sono animate con la presenza di migliaia di “invisibili” del mondo dell’arte e della cultura, quelle stesse piazze che sono da sempre state luogo di aggregazione e casa di manifestazioni, concerti e proteste del popolo dove adesso abbiamo gettato i semi per un nuovo inizio. In attesa della prossima manifestazione fissata per il 13 Giugno a Roma noi continueremo a seminare i “semi della libertà e dell’amore” seguendo il messaggio di Libertà che spesso viene lanciato attraverso le canzoni. “Sowing the seeds of love, an end to need and the politics of greed…” (Seminare i semi dell’amore per una fine al bisogno e alla politica dell’avidità) come cantavano i Tears for fears in una loro famosissima canzone degli anni ’80.
Il momento è complicato, ma lo spettacolo deve continuare e noi, sì proprio noi, non possiamo assolutamente fermarci perché agli artisti è affidato il compito di rimettere insieme i mille pezzi dell’anima infranta e riportarla a volare nei cieli più alti che ogni uomo ha ricevuto in dono da Dio. Agli artisti è affidata la missione di ispirare il prossimo e far ritornare a sperare e avere fede e non c’è stato segno più bello, in una grigia giornata di pioggia, del vedere il sole che discostava le nuvole come fossero state un sipario che lentamente si apriva facendo intravedere le mille anime che avevano ordinatamente preso posizione per dare inizio al loro spettacolo nella piazza simbolo della città di Partenope che, con la complicità di una regia Superiore, si era tramutata magnificamente in palcoscenico.

Shara