Luciano Sorbillo alla ricerca del “cognome perduto”!

C.S.

“L’ Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” Così inizia il primo articolo della Costituzione italiana e se si prosegue con gli articoli successivi è ben chiaro che “nessuno” può essere privato del proprio nome. “La legge è uguale per tutti”, ma come diceva qualcuno “c’è sempre chi è più uguale degli altri”. Cose di ordinaria follia che solo in questo paese possono capitare. Può ben testimoniare la legge di “non uguaglianza” Luciano Sorbillo al quale sono stati negati i diritti di base del cittadino italiano riportati nella nostra Costituzione. Il noto pizzaiolo ha ricevuto un’ Ordinanza cautelativa nel corso della diatriba sorta con il cugino Gino Sorbillo, il quale rivendica il diritto assoluto all’utilizzo del cognome e, coadiuvato dai suoi avvocati di fiducia, vuole a tutti i costi vietare l’utilizzo del patronimico a tutti gli eredi della numerosa famiglia Sorbillo che, come lo stesso Gino ha sempre affermato, è sempre stata conosciuta per i suoi “21 figli tutti pizzaioli”. Nell’ordinanza viene vietato, in modo cautelare, al Maestro pizzaiolo Luciano Sorbillo l’utilizzo del proprio nome e della propria immagine in abbinamento ad un marchio riconducibile all’attività del pizzaiolo. Cosa dovrebbe quindi fare un onesto cittadino italiano che ha fatto della pizza la propria fonte di vita?

Un Giudice che rispetti ed onori la propria “Missione” dovrebbe non dimenticare un diritto tanto fondamentale come quello riportato nell’ articolo 4 della nostra Costituzione che cita:

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”