LUIGI SANTINI :     Gli interrogativi della cattura di Matteo Messina Denaro

 

    Gli interrogativi della cattura di Matteo Messina Denaro

 

 

Matteo Messina Denaro – nonostante sia stato l’autore o il mandante di centinaia di omicidi, nonché di una miriade di gravissimi crimini – è stato preso e tradotto in carcere, questo il fatto.

Il plauso per la cattura del boss è legittimo.

Nel contempo, occorre guardare avanti, partendo dal presupposto che la mafia non è stata affatto sconfitta. Anche questo è un fatto.

E’ necessario capire che occorre lavorare su paradigmi diversi, analizzando gli eventi nel contesto storico. Sotto questo profilo è indubbio che la componente stragista che faceva capo a Totò Riina è stata soppiantata da un diverso modello. L’attuale organizzazione mafiosa opera come una vera holding infiltrandosi nel mondo degli affari con punti di riferimento a livello economico, politico e sociale. La mafia degli “affari” ha preso piede, insinuandosi nei settori più disparati del sistema economico, privilegiando il mondo degli appalti pubblici.

Nell’arco di alcuni decenni il monopolio di fatto delle organizzazioni mafiose ha cambiato il volto della Sicilia. Non v’è dubbio che tale trasformazione dovesse basarsi principalmente su un accurato meccanismo di corruzione. E, naturalmente, laddove ci sono i corruttori, devono esserci i corrotti. Rispetto alla corruzione “normale” quella mafiosa si basa anche sull’intimidazione oltre che sulle mazzette. Ovvero, agisce in parallelo con entrambi gli strumenti. È in questo contesto di fattori e di attori che occorre guardare alla cattura del boss dei corleonesi. La sua trentennale latitanza può essere spiegata soltanto se si guarda al sistema di connivenze e al clima di soggezione del quale Matteo Messina Denaro ha potuto godere.

Nessuno mette in dubbio l’esemplare valore del lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura. Tanto le une quanto l’altra hanno pagato con il sangue e con il sacrificio estremo la loro dedizione allo Stato e la loro aspirazione a piegare il fenomeno malavitoso, per riscattare una terra (la Sicilia in particolare) ingiustamente accomunata alla malavita organizzata. Ferme queste convinzioni e senza mai perdere di vista il tributo che si deve a tutti coloro che hanno pagato con la vita il loro impegno senza risparmio nella lotta contro la malavita, occorre porsi alcune domande, partendo proprio dalla cattura del boss dei corleonesi. La prima domanda è quasi ovvia: come è possibile che Matteo Messina Denaro abbia potuto eludere la cattura per trent’anni, pur circolando (come sembra essere certo) sulla sua terra natale? La risposta a tale angoscioso quesito non è semplice. E non può nemmeno essere univoca.

Bocche cucite, sguardi che non vedono, soldi usati per corrompere e intimidire, rappresentano una delle sponde della mafia. Atteggiamenti che hanno permesso ad un latitante di muoversi indisturbato nella città di Palermo, di farsi operare in una clinica di quella città, di recarsi ripetutamente a curarsi senza che nessuno se ne accorgesse.

E intanto a fronte dell’omertà di un intero paese, viene indagato il medico che lo teneva in cura, in ossequio al giuramento di Ippocrate che fa obbligo di prestare cure a chi ne ha bisogno, indipendentemente dai dati anagrafici …

Alla lunghissima latitanza del boss hanno contribuito attori e fattori diversi. L’attore principale dell’impasse è – duole dirlo – il ceto politico. Non ci si riferisce qui a soggetti che si è scoperto essere collusi con la mafia, quanto piuttosto all’insufficiente attuazione di policies orientati a smantellare il circuito clientelare e di soggezione sul quale la mafia ha imperato. Basti l’esempio della generale Carlo Alberto Dalla Chiesa la cui tragica sorte venne favorita dall’isolamento sia in sede locale sia nelle strutture centrali dii governo. Non meno torbide le circostanze delle stragi nelle quali persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme alle loro scorte.

Del resto, rispondere con semplicità ad un carabiniere “mi chiamo Matteo Messina Denaro” spiega molte cose.

 

LUIGI   SANTINI