LUIGI SANTINI SULLE CONDIZIONI DELLA SANITA’ CAMPANA

 

 

 

Sanità in Campania, è ancora emergenza strutturale
Folla di pazienti, barelle e lettini occupati, medici esausti e con turni massacranti, rallentamenti nell’assistenza: è quanto è accaduto al pronto soccorso del Cardarelli, il più grande ospedale del Mezzogiorno, costantemente in affanno ma che, ciclicamente, torna agli onori della cronaca. Nei giorni scorsi l’ultimo episodio che è rimbalzato su tutti i media: una lettera di dimissioni firmata da 25 medici del pronto soccorso nella quale evidenziano come siano “venute meno le condizioni per svolgere il proprio lavoro ossia assistere e curare dignitosamente i pazienti”. Dei momenti di criticità del nosocomio partenopeo, una vera e propria cittadella sanitaria famosa non solo in Italia, è una storia lunga anni e che, da tempo, sta vivendo situazioni difficili a causa dei numerosi arrivi di malati al triage. Dei momenti di criticità ne parliamo con il prof. Luigi Santini, già ordinario di Chirurgia generale presso il Policlinico dell’Università Luigi Vanvitelli.
Professore, la Sanità in Campania non risponde in modo adeguato alla domanda di salute che arriva dalla cittadinanzaQual è la causa?  “E’ una situazione ascrivibile in gran parte dalla pandemia da SarsCov2 che ha ulteriormente messo in evidenza le criticità di un sistema basato su un’organizzazione sanitaria che ha al centro l’ospedale, con il sacrificio dei presidi diffusi sul territorio. Una scelta che ha favorito la difficoltà di fronteggiare in modo efficace la diffusione del virus. E’ noto che la sicurezza e la prevenzione sono fattori strettamente correlati anche a modelli organizzativi medico-ospedalieri, i quali dovrebbero tendere ad una distribuzione ordinata dei pazienti nei vari nosocomi. Condizione necessaria per far fronte alla diverse patologie concomitanti in atto. Decisioni che hanno influito inevitabilmente in modo negativo sugli esiti clinici”.
Si allungano intanto le liste di attesa anche per interventi oncologici. “Sì, non solo  per quelli legati a patologie benigne seppur sintomatiche. L’aumento delle tempistiche per esami diagnostici stanno determinando un affastellamento della domanda di interventi sanitari, di cui la pandemia non può essere indicata come unico fattore determinante. Davanti ad un evento imprevisto, come la pandemia, tali scelte hanno evidenziato una serie di disfunzioni rendendo impossibile la concomitante gestione dell’emergenza e della patologia corrente. Il risultato è stato l’aumento della sfiducia nei confronti dei medici e del personale infermieristico, addirittura, in diversi casi, aggrediti nell’esercizio delle loro funzioni”.
 Medici e infermieri, d’altra parte, sono vittime di turnazioni disumane. “E’ frutto di carenze strutturali del personale oramai storicizzate, impegnato ad arginare l’infittirsi di richiesta di assistenza, sono ormai una categoria logorata dallo stress lavoro-correlato. A tutto ciò le istituzioni non sembrano abbiano trovato, o quanto meno proposto, rimedi efficaci, tali da riorganizzare la rete ospedaliera, un sistema già sovraccarico, che ha determinato anche le disfunzioni della medicina territoriale che stenta a dare quel contributo di filtro per evitare l’iper-afflusso ospedaliero”.
Però le strutture di Pronto soccorso cittadino, dal San Giovanni Bosco al Loreto Mare, passando per gli Incurabili, il San Gennaro e l’Ascalesi registravano circa 250mila prestazioni sanitarie. “La loro improvvida chiusura ha ulteriormente sovraccaricato il Cardarelli, determinando la sua implosione. Le immagini di questi giorni mostrano l’esistenza di una situazione oramai fuori controllo. Una situazione che ha determinato le dimissioni dei medici del Cardarelli, frutto di un sistema che non è in grado di organizzare una risposta efficace alla domanda di salute della popolazione. Personale qualificato che non rappresentano disertori, ma al contrario le vere e proprie vittime di una carente organizzazione sanitaria”.
Eduardo Cagnazzi