Mistero e Fede: l’Annunciazione

 

L’Annunciazione della Maria Santissima Annunziata, o del Signore: è l’annuncio del concepimento verginale di Gesù, che viene comunicato dall’arcangelo Gabriele a Maria e a Giuseppe. Nota pure come “Conceptio Domini” o “Conceptio Christi”, quindi festa del Signore, oltre che di Maria

La data quest’anno si sovrappone con il tempo prepasquale della Settimana Santa.

Dio trova accoglienza sulla Terra che, grazie al suo arrivo, diviene feconda di vita; ed è per questo pure festa di Maria, in quanto “terra che lo accoglie”: lei viene scelta dal Signore fra tutte le donne per essere la Madre di Dio e l’incarnazione del Verbo avviene nel suo purissimo seno. 

Inoltre, è festa dell’Umanità, perché la terra di tutti, nella sua povertà, è abitata da Dio.

È collegata all’episodio del famoso incontro fra l’Arcangelo Gabriele e Maria, avvenuto nella città di Nazareth, in cui l’Angelo, quale messaggero divino, annuncia alla Madonna il concepimento verginale e la nascita del Messia, il Figlio di Dio. 

L’angelo del Signore in base alle Sacre Scritture, disse a Maria: “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo” e Maria rispose: “Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola”. Colui che era prima dei secoli, l’Unigenito Figlio di Dio, per noi uomini e per la nostra salvezza s’incarna così nel seno della Vergine, per opera dello Spirito Santo e si fa uomo.

La ricorrenza viene anche chiamata Festa della Divina Incarnazione, riferita all’Incarnazione del Verbo, Cristo incarnato nel grembo di Maria Vergine.  

 

per secoli, prima della riforma liturgica: “Annunciazione di Maria”. Mentre l’impostazione attuale, riaccende l’attenzione prioritaria sul Bambin Gesù che arriverà a Natale, quindi 9 mesi dopo: “Annunciazione del Signore”. Viene  in questo modo ricordato innanzitutto che dall’evento che viene celebrato il 25 marzo, incomincia sulla Terra un tempo nuovo, l’incarnazione di Dio, come evidenziato in origine dalla stessa data direttamente legata a quella sella Natività. 

In aggiunta, va considerato che, in passato, si credeva che nei giorni successivi l’equinozio di primavera fosse avvenuta anche la creazione del Mondo, oltre alla stessa Incarnazione del Verbo.

Attraverso l’annuncio dell’Angelo a Maria e il fiat di lei, la Parola di Dio “prende carne d’uomo nel seno di una donna” nove mesi prima della nascita di Gesù, che ha creduto nell’Altissimo e inizia il suo pellegrinaggio sulla Terra.  

Nell’episodio dell’annuncio, l’evangelista Luca presenta Maria come la personificazione della povera e umiliata terra d’ Israele, di coloro che incarnano nella loro vita l’attesa di un salvatore, e offrono alla venuta del Messia il grembo nel quale Egli assume forma umana.

La Vergine Maria accetta il destino che Dio le ha destinato con assoluta obbedienza alla volontà dell’Altissimo.

 

Già nel IV secolo; in Palestina, si ricordava l’Incarnazione e la relativa Annunciazione.

Nella prima metà del VI secolo, la Chiesa di Costantinopoli celebrava l’Euaggelismòs (Annunciazione) il 25 marzo”. Di seguito questa celebrazione si estese a Roma e nella Spagna nel secolo seguente. Nel 656 il concilio di Toledo istituì la festa mariana del 18 dicembre: in questa maniera si perse la correlazione cronologica con il Natale e con l’idea che l’Incarnazione, come la creazione del mondo, coincida con l’equinozio di primavera. 

Durante il Medioevo, il giorno dell’ Annunciazione era diffusamente inizio dell’anno civile e pure punto di riferimento per la numerazione degli anni.

Successivamente, il Natale s’impose quale inizio dell’era cristiana. 

Nel 1972, il Messale di Paolo VI nominò la festa come Annunciazione del Signore e aggiunse un ricco formulario per la sua celebrazione; va ricordato poi che, nell’esortazione apostolica Marialis cultus (1974), la interpretò come “festività di Cristo e insieme della Vergine”.

 

Al centro della storia della salvezza, l’Annunciazione simboleggia una nuova alleanza tra Dio e l’Uomo: la visita dell’Arcangelo Gabriele a Maria rappresenta infatti il più elevato momento d’incontro fra l’umano e il divino. 

Legata a questo giorno, la “Preghiera dell’Annunciazione”. 

“O Vergine santa, che l’angelo Gabriele salutò ‘piena di grazia’ e ‘benedetta tra tutte le donne’, noi adoriamo il mistero ineffabile dell’Incarnazione che Dio ha compiuto in te.

L’amore ineffabile che porti al frutto benedetto del tuo seno, ci è garanzia dell’affetto che nutri per noi, per i quali un giorno il Figlio tuo sarà vittima sulla Croce.

La tua annunciazione è l’aurora della redenzione e della salvezza nostra.

Aiutaci ad aprire il cuore al Sole che sorge e allora il nostro tramonto terreno si muterà in alba immortale. Amen.”

E, ancora: “Eterno Creatore dell’universo,

che volendo redimere il genere umano hai deciso l’incarnazione del tuo Figlio dalla verginità perfetta di Maria in virtù dello Spirito santo, dona alla Chiesa che ti supplica di custodire con fedeltà intemerata e di testimoniare sempre più intensamente in una vita senza colpa il tuo Verbo ineffabile, Gesù Cristo, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.”

L’appellativo di “Annunziata” riferito a Maria, si estese in vari campi della storia, della cultura, oltre che della fede. 

Iniziando dall’onomastica in cui il nome è declinato al femminile e al maschile: Annunziata, Annunziato o Nunzio; alla designazione dei membri di alcuni istituti religiosi, come le Annunziate – o Annunziatine –  di Lombardia organizzate a Pavia (1408). Ancora, le Annunziatine celesti o turchine, fondate a Genova nel 1602 dalla beata Maria Vittoria Fornari. 

In numismatica vi era l’Annunziata, moneta d’ argento del valore di 14 soldi e l’Annunziata piccola o Nunziatina che valeva 7 soldi; entrambe coniate da Ferrante II Gonzaga, duca di Guastalla (XVI/XVII secolo). 

L’Ordine dell’Annunziata, cavalleresco della casa di Savoia, così denominato da Carlo III, nel 1518, già istituito nel 1364 da Amedeo VI, come Ordine del Collare; un’insigne onorificenza, riservata a personaggi di alta benemerenza; ora non più riconosciuto dalla Repubblica italiana.

 ILEANA  MANDILE