Napoletani e napolesi

di Francesco De Crescenzo

Vi sarà capitato almeno una volta di sentirvi dire: «Non sembri napoletano». Quando è capitato a me ci sono rimasto così male che lì per lì non ho saputo rispondere.

Oggi, a distanza di qualche anno, a un’affermazione del genere risponderei così: «Cara Signora, se non le sembro napoletano è perché non corrispondo ai suoi canoni di “napoletanità”, che per inciso sono quelli del “napolese”, cioè colui il quale ascolta lo stereo in casa o in auto ad alto volume fregandosene dei vicini, e che magari si dimena sulle note di un brano neomelodico, quando si esprime strapazza il napoletano – seconda lingua d’Italia riconosciuta dall’ Unesco e per questo Patrimonio dell’Umanità – e che se emigra al nord per lavoro parla male di Napoli e si sforza di ostentare un’italiano passabile, dicendo magari ai figli di non parlare il napoletano perché è una lingua “cafona”.

No, io la domenica non ho mai “rubato” la macchina a mio padre per andare a fare un giro, non ho mai giurato adda murì mammà, e se ho mangiato un po’ più tardi – mai alle tre – è per un inconveniente, non per scelta.

Mi permetta ancora di dirle che i napoletani,o almeno la stragrande maggioranza di essi, sono come me, persone per bene, educate e che amano il bello, l’arte, le tradizioni della nostra antica Capitale, la musica dei grandi poeti, quella che a distanza di decenni è ancora apprezzata nel mondo e che nulla a che vedere con  ‘O latitante e ‘O ballo d’ ‘o cavallo. Tanto per citarne alcuni.

La mia Napoli e il mio modo di viverla è quello degli eroici lazzari del 1799, morti per impedire all’esercito francese di occuparla, lazzari che sono ancora vergognosamente tenuti nell’oblio dalla storiografia ufficiale.

È quello dei valorosi soldati borbonici, morti nel carcere di Fenestrelle e in altri lager del nord – quelli che qualcuno vorrebbe descrivere come alberghi a cinque stelle –  lontani dai loro affetti, solo perché non vollero venir meno a un giuramento fatto al loro legittimo Re.

È la Napoli delle Quattro Giornate, quando eroici cittadini cacciarono l’esercito più potente del mondo senza l’ausilio di un esercito e non disponendo di un grosso arsenale.

È la Napoli degli eroi come Salvo D’Acquisto e Ciro Esposito, che i tg nazionali prima lo volevano come teppista e poi si sono dati da fare per spiegare ai più perché non è un eroe e perché sua mamma è una madre “nordica” per il coraggio dimostrato.

Io sono un napoletano come loro, amo, rispetto, e se mi capita, difendo la mia Napoli, soprattutto dai luoghi comuni che la vogliono, brutta, sporca e cattiva».