Nuova scoperta alla Cappella di San Severo di Napoli, una ricerca dell’università di Bari testimonia la ricetta del principe, Raimondo di Sangro, per riprodurre artificialmente il ‘Lapisiazzuli’

 

Nuova scoperta alla Cappella di San Severo di Napoli, una ricerca dell’università di Bari testimonia la ricetta del principe, Raimondo di Sangro, per riprodurre artificialmente il ‘Lapisiazzuli’

 

di Ezio Micillo

Una nuova ricerca del dipartimento Scienze dell’università di Bari – A. Moro – ha portato alla scoperta di inedite sperimentazioni di Raimondo di Sangro, principe di SanSevero del settecento, sui colori artificiali applicati alle pietre preziose. L’indagine straordinaria ha permesso di rivelare una ricetta, usata dallo stesso principe, noto per le sue passioni ai colori sgargianti, per ottenere effetti cromatici immensamente profondi e resistenti anche nel tempo. Ecco allora il ‘Lapisiazzuli’ che con il suo blu rendeva particolarmente affascinanti i gioielli di quel tempo. Una gemma, molto ricercata e quotata come l’oro, le cui tracce sono persistenti nelle tombe d’Egitto. Ed il principe, noto per i suoi esperimenti chimici con la combinazione di un mix di elementi, riuscì, al tempo, a ricavare, sinteticamente potremmo oggi dire, il ‘prezioso blu oltremare artificiale’ utilizzando la lanzurite ed altri minerali accessori segreti.

Oggi, 5 marzo 2024, la direttrice Maria Alessandra Masucci, coadiuvata da Francesco Paolo de Ceglia, Andrea Maraschi, Alessandro Monno e Gioacchino Tempesta ha anticipato alla stampa i risultati della ricerca annunciando una sensazionale scoperta nel mondo dell’arte che aprirà un nuovo scenario nella valutazione di elementi di dettaglio presenti sulle opere del principe. Si tratta di uno studio fatto per certificare l’attività esoterica del di Sangro nella creazione artificiale di pietre preziose.

Le opere esaminate, che hanno rivelato i segreti, sono la cornice intorno all’altorilievo soprastante l’altare maggiore eseguita da Francesco Celebrano e Paolo Persico negli anni Sessanta del XVIII secolo, che presenta uno straordinario blu oltremare, inedito pigmento artificiale. Segue poi, l’insolito uso della fluorite come materiale scultoreo usato per i cuscini delle statue di Sant’Oderisio (Francesco Queirolo, 1756) e Santa Rosalia (Francesco Queirolo, 1756), dove, sgargiante, è presente il colore blu profondo rilevato al microscopio. Ultimo elemento di dettaglio, apparentemente insignificante, ma di indubbia curiosità, ha attirato l’attenzione dei ricercatori, il cappello posto al lato di Santa Rosalia, che a prima vista si mostra in un giallo ocra, ma poi osservandolo con attenzione si rileva il rosso profondo, colore che, a quei tempi, era molto usato assieme al blu.

Oggi, per la prima volta, la ricerca multidisciplinare di storici della scienza e mineralisti ha potuto provare la veridicità delle fonti riguardo al principe di Sansevero, partendo da un dettaglio quasi trascurabile ritrovato in una famosa guida della città di Napoli di fine Settecento, e approfondendo al microscopio i segreti della Cappella Sansevero, sulle tracce di due colori: il rosso e, soprattutto, il blu.

Si apre la strada, quindi, a nuovi possibili percorsi di ricerca che il dipartimento di scienze dell’ateneo barese intende seguire per far luce sugli esperimenti del principe di SanSevero, un esoterista, inventore ed alchimista che fu un mito per il suo meraviglioso e sorprendente ingegno.

©EzioMicilloPhoto