PERRELLA: LAVORO PER L’UNIVERSO SCHUBERTH

PERRELLA: LAVORO PER L’UNIVERSO SCHUBERTH

 

Anche il modo fashion si è dovuto fermare di fronte all’assalto intrattenibile del Coronavirus: chiediamo quali sono i fermenti che si agitano nel settore – pronti a “esplodere” alla ripresa delle normali attività – al direttore creativo della Maison Emilio Schuberth Elena Perrella, docente di Comunicazione di Moda all’Università Suor Orsola Benincasa e presidente di E. M. I. Emilio Moda Italia.

Cosa pensa di questo “fermo immagine” dovuto al Covid 19?

“Un black out generale. Annullate sfilate, rassegne, presentazioni di collezioni, lanci di nuovi brand: il virus ha messo il mondo in ginocchio ma ci rialzeremo e uno dei settori che rifiorirà presto è quello della moda. Abbiamo tante eccellenze, menti creative, fantastici stilisti e continuiamo a lavorare per riprendere al più presto in mano le fila di eventi fashion.”

In che modalità sta lavorando?

  “Continuo a tenere i contatti nell’unico modo possibile attualmente, lo smart working; nel frattempo, cerco di elaborare nuovi programmi per il Premio Emilio Schuberth, un evento dedicato ai creativi e alle aziende partenopee d’eccellenza nel settore della Moda e dell’Artigianato.”  

Che finalità ha questo Premio?

“E’ un riconoscimento che abbiamo fortemente voluto, all’interno del progetto “ModArte – Emilio Schuberth” (realizzato in sinergia con l’Università Suor Orsola Benincasa, la Camera di Commercio, la Provincia di Napoli e l’associazione L.A.R.S. Onlus) nato con l’obiettivo di coinvolgere istituzioni, aziende e i giovani dei maggiori centri di formazione attivi sul territorio di Napoli e Provincia nel comparto Moda, Costume e Artigianato: lo scopo è di tramandare l’esempio del couturier Emilio Schuberth – fra  i capisaldi dell’Alta Moda Italiana, con un  marchio vessillo del made in Italy – e dare visibilità all’eccellenza creativa del settore Moda-Artigianato, da sempre altamente identificativa dell’immagine e della cultura del capoluogo campano. ”

E’ un’iniziativa rivolta ai giovani talenti?

 “Sì, la Maison Emilio Schuberth  – oltre a sostenere il rilancio di quel “savoire fare d’eccellenza” di creativi/artigiani che negli anni ’50 dell’immediato dopoguerra e della “dolce vita” fecero apprezzare la moda e l’alta sartoria napoletana in tutto il mondo – con questo Premio punta sulle giovani generazioni: vogliamo dare nuovo impulso al tessuto imprenditoriale, artigianale e culturale della filiera Moda-Artigianato partenopea.

Non dimentichiamo, infatti, che la leggendaria vita del couturier che furoreggiava durante la “Dolce vita” aveva avuto origine nel quartiere Vicaria: Emilio Federico, era napoletano, figlio del finanziere ungherese Gotthelf Schuberth e di Fortura Vittozzi e le cronache ci raccontano che solo all’età di 15 anni venne riconosciuto dal padre, che gli diede il proprio cognome.”

Come passa le giornate in casa?

“Mi dedico a qualche hobby come la lettura, la floricultura, la stesura di nuovi progetti business per la linea Schuberth (che comprende la  collezione Emilio Schuberth Couture, una linea di prêtàporter, tre profumi Schu, Taffetà e Coquillage, il tessile casa, le collezioni Biancheria, borse, underwear, abiti da sposa e scarpe): inoltre, riordino i file sul mio computer, passo molto tempo al telefono con i miei figli che sono a Dubai e con gli amici (cosa per cui prima non avevo mai abbastanza tempo) e guardo i miei film preferiti.”

 Come si sta preparando in vista della ripresa ?

“Sto strutturando la comunicazione relativa alla mostra-sfilata su ‘SCHUBERTH ed il Cinema’ organizzata presso l’Istituto di cultura di Malta dalla Camera della Moda, che dovrebbe svolgersi a novembre, con cui puntiamo alla valorizzazione del lifestyle italiano: spero che per quell’epoca saremo usciti dall’isolamento e avremo ripreso il normale ritmo delle nostre attività.”   

 E’ importante non uscire?

“ Sì, bisogna stare a casa perché è l’unico contributo che possiamo dare per non aumentare l’epidemia, per non ostacolare  il lavoro dei medici e di quanti sono in prima linea per la lotta al coronavirus: stare a casa  significa “stare vicino” agli altri in modo diverso, concentrandosi su come dare il migliore contributo per la ricostruzione del Paese, una volta che sarà finita l’emergenza coronavirus.”

LAURA CAICO