Pozzuoli onora San Procolo in sicurezza

Procolo (Pozzuoli, 273 circa – Pozzuoli, 19 settembre 305) è stato un diacono cristiano. Subì il martirio sotto l’impero di Diocleziano ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo ricorda ufficialmente il 18 ottobre. 

Invece, a Pozzuoli viene particolarmente onorato il 16 novembre. Infatti, ieri, in sicurezza, il pensiero dei puteolani è stato rivolto a lui, come da tradizione consolidata.

La Chiesa cattolica era solita celebrare San Procolo il 18 ottobre: fu un decreto della Sacra Congregazione dei Riti che, nel dicembre del 1718, postecipò la celebrazione al 16 novembre poiché nel mese di ottobre gran parte dei puteolani erano impegnati col lavoro nei campi.

Ieri, quindi, Il 16 novembre, Pozzuoli ha celebrato il suo santo patrono, San Procolo, nel rispetto delle rigide norme anti-covid19. I fedeli hanno rivolto, maggiormente in questa ricorrenza che cade in un periodo di grandi preoccupazioni, le loro preghiere al venerato santo.

Procolo è uno dei sette martiri che furono decapitati nel 305, in piena epoca di persecuzioni nei confronti dei cristiani, ferocemente disposte da Diocleziano.

Tra i martiri della ferocia di quei tempi, ricordiamo il vescovo di Benevento, Gennaro: come gli altri sei compagni di fede, venne condannato alla decapitazione al forum vulcani, accanto alla Solfatara di Pozzuoli.

Procolo è stato un diacono cristiano, nato molto probabilmente a Pozzuoli nel 273 circa: per gli abitanti di Puteoli così era e così è per l’attuale popolazione puteolana: la città Flegrea rivendica con orgoglio e profonda devozione, i suoi natali. 

Gli studiosi sono comunque propensi a pensare che il martire sia effettivamente nato a Pozzuoli nel 273 circa. 

In almeno sette antichi Acta, Passiones o Vitae compaiono i nomi dei sette martiri che antepongono la figura di san Gennaro, del miracolo della liquefazione del suo sangue e poi delle varie traslazioni delle reliquie dei martiri, con destinazioni diverse e del loro culto in varie località. 

In particolare, gli Acta sancti Proculi o Atti Puteolani – che illustrano il martirio di san Procolo, furono ritrovati nell’Archivio della Curia di Pozzuoli e pubblicati dal gesuita padre Joannes Stilting nel 1757 ad Anversa, per la prima volta.

Agli Atti Puteolani si aggiungono ai cosiddetti Atti Bolognesi, composti alla fine del VI secolo o agli inizi del VII, così denominati in quanto sono conservati in un codice del 1180 (il codice membranaceo n. 1473 , fogli 223-225) di proprietà del monastero di Santo Stefano, dei padri Celestini a Bologna.

Le tracce di Procolo risalgono alla persecuzione dell’imperatore Diocleziano (284-305) quando il vescovo Gennaro si trovava a Pozzuoli, in incognito, e per non essere riconosciuto dai pagani, che allora accorrevano in zona per consultare la Sibilla Cumana. Il diacono Sossio, il diacono Festo e il lettore Desiderio, si recarono più volte a fargli visita, ma pagani scoperto che Sossio era cristiano, lo denunciarono al giudice Dragonzio e così egli venne catturato e condannato ad essere sbranato dalle belve nell’anfiteatro Flavio di Pozzuoli.

Gennaro, Festo e Desiderio, appreso del suo arresto, andarono da Sossio per incontrarlo in incognita, ma furono scoperti. Confessarono di essere cristiani e furono così condotti alla presenza del tuo giudice Draconzio, che condannò anche loro alla stessa pena di Sossio. 

È proprio in questo punto del racconto, che compaiono i tre puteolani: il diacono Procolo ed i laici cristiani Eutiche ed Acuzio: essi protestarono contro la condanna mentre i martiri venivano condotti al supplizio e per tale motivo con furono catturati anche loro e condannati alla stessa pena che avrebbe dovuto essere eseguita il giorno successivo. Ma così non avvenne.

Il giorno dopo, infatti, il supplizio fu sospeso, per l’assenza del governatore, impegnato altrove –  o, più probabilmente per evitare disordini, giacché si era accorto che il popolo dimostrava simpatia verso i condannati.

Differente la versione secondo la tradizione. Il supplizio sarebbe mutato per un miracolo: le fiere si inginocchiarono al cospetto dei condannati, in seguito alla  benedizione fatta da Gennaro. I condannati furono perciò trasferiti nel Foro e lì il Magistrato giudicante li condanno comunque alla decapitazione, che ebbe luogo nei pressi della Solfatara di Pozzuoli, 19 settembre del 305.

Riguardo al nome, avrebbe una doppia derivazione: quella romana dal nome “Proculus”, dal termine procul, che si collega al concetto di “lontananza”: era usato per indicare bambini nati mentre il padre era lontano. La seconda derivazione è greca, il nome Procolo sarebbe utilizzato quale variante di Proclo.

 

 ILEANA  MANDILE