SONA ARANCIONA : RICHIUDONO DI NUOVO LE MOSTRE E GLI SPAZI ESPOSITIVI

 

Napoli, Lunedì 22 febbraio
Zona Arancione – Richiudono le mostre e gli spazi espositivi 
Chiude SISMA80 l’importante mostra appena inaugurata a San Domenico Maggiore a cura di Luciano Ferrara sul terremoto dell’Irpinia a quarant’anni da quel terribile accadimento le cui dolorose conseguenze sono ancora tangibili. 
Non fa in tempo a riaprire la mostra internazionale MARINA ABRAMOVIC / Estasi installata a Castel dell’Ovo ‘imprigionata’ nelle sale delle Carceri.
Non riesce a inaugurare (per la seconda volta) la mostra TROISI POETA MASSIMO anch’essa a Castel dell’Ovo che doveva celebrare il rapporto dell’attore con la città a 26 anni dalla sua scomparsa. ‘Non ci resta che aspettare’…
Slitta al 20 marzo l’apertura al PAN della mostra fotografica e multimediale FRIDA KAHLO EXPERIENCE “ojos que no ven corazon que no siente.
Terminano, causa passaggio a zona arancione, invece, “Linea d’ombra”, fotografica di Mario Panizza e LUCE 1 di Assunta Saulle allestita nella  Cappella Palatina al Maschio Angioino.
Si auspicano invece le aperture di Cathie Brousse, “La profondità delle superfici” in Cappella Palatina  l’8 marzo (se non ci dovessero essere altre restrizioni causa Covid19 altrimenti alla prima data utile).
Il progetto espositivo è improntato sul rapporto tra “l’Essere e l’Apparire”, condizione umana in perenne confronto/scontro. Brousse, l’artista d’oltrAlpe, mette in evidenza la ricerca esasperata che si fa dell’essere in ognuno di noi ma che, alla fine, viene esternato in modo stravolto nel modo di apparire. L’artista ci esorta con le sue opere, che definisce “Paesaggi dell’Anima” a cercare dentro di noi,  a mostrare le vere emozioni che teniamo nascoste per paura di non piacere al mondo che ci circonda; e  COSMIC BULLETS di Nicola Rivelli in programma il 27 marzo. La mostra tematicamente più appropriata per la auspicabile riapertura interpreta la precarietà della condizione umana nella sua interezza, sulla costante presenza del binomio bene/male e del loro incedere parallelo nella vita di ognuno, esposta, trapassata da momenti doloroso, conservandone i segni, i colpi- bullets. 
Uno scenario drammatico dal punto di vista delle attività espositive previste in città negli spazi della Cultura gestiti dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo diretto dall’Assessore Eleonora de Majo che proprio venerdì scorso, nella conferenza stampa nazionale condotta insieme ai colleghi delle principali città italiane, aveva auspicato e chiesto al Governo, tra le altre proposte, la garanzia dell’apertura dei luoghi di cultura con un protocollo unico che miri a evitare la reversibilità delle aperture, a meno di situazioni particolarmente gravi, garantendo la continuità del presidio culturale sul territorio, assicurando lavoro e fiducia, dando sostanza al diritto inalienabile alla cultura e fornendo ai cittadini alternative controllate e sicure, invece di obbligarli a una socialità compressa in pochi, e poco controllati, luoghi pubblici o privati.

L’esperienza delle Città, la serietà con cui teatri, musei e luoghi di cultura hanno mostrato di saper gestire i periodi di apertura, l’elasticità del servizio, la disponibilità ad adattarsi ai vincoli che di volta in volta si rendono necessari, rendono questo obiettivo realisticamente possibile