“Ma io sono fatto così”: identità o difesa?
Quando ci raccontiamo per restare fermi, invece che per crescere
“Ma io sono fatto così.”
Una frase che abbiamo detto tutti, almeno una volta.
Ci viene spontanea, a volte con rassegnazione, a volte con orgoglio. È un modo per definirci, per spiegare perché ci comportiamo in un certo modo, perché certe cose “non fanno per noi”, perché non vogliamo (o non riusciamo) a cambiare.
Ma questa frase, così comune, ha un potere profondo: può essere un’affermazione di identità o una trincea difensiva.
Può dire la verità di chi siamo.
Oppure può nascondere la paura di conoscerci davvero.
Identità o gabbia?
Chi siamo, davvero?
Spesso confondiamo l’identità con l’abitudine, la reazione, il carattere appreso.
Pensiamo che essere “introversi”, “impazienti”, “chiusi”, “controllanti”, sia una sorta di destino immutabile.
Ma in realtà, molte delle cose che chiamiamo “carattere” sono strategie antiche, costruite nel tempo per proteggerci, adattarci, sopravvivere emotivamente.
Non è un’accusa. È umano.
Ma allora, quando diciamo “sono fatto così”, stiamo parlando di chi siamo…
…o di come siamo diventati per resistere?
Difendersi da cosa?
La difesa psicologica nasce spesso in risposta a un dolore:
“Non mi affeziono facilmente” → forse una volta è stato troppo rischioso farlo.
“Non parlo mai di me” → forse non c’è stato uno spazio sicuro dove impararlo.
“Non mi piace dipendere da nessuno” → forse la dipendenza è stata usata contro di te.
Allora “sono fatto così” può diventare una porta chiusa al cambiamento,
una giustificazione che ci allontana da quella domanda essenziale:
“Chi potrei essere, se non avessi più paura?”
La differenza tra accettarsi e rinunciare a evolvere
Accettarsi non significa rimanere immobili.
Significa smettere di giudicarsi per come si è imparato a stare al mondo…
…ma allo stesso tempo, darsi il permesso di esplorare altre possibilità.
Il punto non è negare ciò che si è, ma riconoscere che non tutto ciò che siamo è ciò che vogliamo restare.
Crescere non è tradirsi: è diventare più simili a sé stessi, non meno.
La terapia come specchio gentile
In psicoterapia, capita spesso di incontrare resistenze fondate su questa frase.
“Non riesco a parlarne, sono fatto così.”
“Non riesco a perdonare.”
“Non riesco a fidarmi.”
E ogni volta, con il giusto tempo e rispetto, emerge una realtà più profonda:
non è che non si può, ma che non si è mai imparato a farlo senza rischiare troppo.
La terapia offre proprio questo: uno spazio nuovo dove non essere subito “così”,
dove sperimentare un altro modo di esistere, parlare, amare, chiedere, dire di no.
“Così” può cambiare
“Ma io sono fatto così” è vero solo in parte.
È vero in un tempo, in un contesto, in una fase della vita.
Ma siamo anche fatti per cambiare.
Per apprendere, per scegliere, per lasciare andare ciò che un tempo è stato necessario ma oggi ci fa sentire stretti.
E allora, forse, una versione più vera potrebbe essere:
“Sono stato fatto così… ma oggi posso decidere chi voglio diventare.”
Dott.ssa Claudia Di Matteo





